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Il “vero” Capodanno

In quei pochi sereni anni che separano la fine dei tuoi studi all’inizio della scuola dei tuoi figli, ti convinci che progetti, buoni propositi, organizzazioni varie, comincino il giorno 1 del mese di Gennaio.  Fregata!!! Il “vero” Capodanno è in realtà alla fine dell’estate quando devi pensare ad una nuova routine per tutta la famiglia. Da quando mi sono laureata non arrivare più angosciati a questo periodo dell’anno era un vero sollievo, ora mi sembra peggio di prima. Altro che compiti delle vacanze, pensare al nuovo assetto nel quale questa famiglia si ritroverà a vivere è peggio di un esame. Dovrò imparare a conciliare un marito che lavora, una figlia che va alla materna e una bambolina che resta attaccata alla mamma… e magari anche i miei interessi ogni tanto. La tata non andrà alla scuola in paese (che sta a 200 metri da casa) ma sapete già che frequenterà una scuola di metodo steineriano che seppur non eccessivamente lontana mi costringerà tutti i giorni a salire in macchina e stare almeno venti minuti sulla strada provinciale nel traffico delle 8. Idem alle 13 (perchè il primo anno te li cacciano a casa ancora prima di aver ingoiato l’ultimo boccone del pranzo)… si le 13 esattamente l’ora in cui da secoli il marito è in pausa pranzo a casa… pausa trasferita in ufficio… famiglia che non pranza più assieme. Ma ho comunque una bimbetta (e io mamma) da sfamare…. sempre in quell’ora!!! A rileggermi sono già stressata prima di cominciare (e sarà così fino alla fine delle scuole medie). Aggiungiamoci poi che dovendo alzarsi entrambe le bimbe presto al mattino, visto che la bambolina deve comunque venire con me ad accompagnare la sorella, sarà consigliato cenare ad un orario da bimbi quindi di nuovo senza papà. Ne consegue che il fulcro della nostra giornata insieme sarà la colazione, ricca, energetica, lenta. Cambierà tutto e non so se sono pronta. A volte credo che a spaventarmi non sia il fatto che la mia bimba sia cresciuta e cominci la scuola quanto piuttosto che io sia diventata un genitore in una scuola. E’ uno step di crescita anche per me, una sottolineatura più netta del mio essere ormai più che adulta… e ovviamente non mi ci sento.

Da quest’anno quindi il Capodanno ritorna a Settembre ma più che progetti e propositi questa volta mi ci vuole un corso di sopravvivenza… aiutatemi!

Uno

Mi sto già commuovendo. Oggi la mia bambolina ha compiuto un anno. Uno anno, come mi piace dire. Mi verrebbero da scrivere tutte quelle frasi zuccherine ma dire che le voglio bene è cosa già nota. Che la amo da morire, anche. E’ il mio cucciolo, è tenera, affettuosa, spiritosa e sorridente. E’ il nostro più bel regalo a sorpresa, lei è la vita.

Ricordo bene quel pesciolino che è sgusciato fuori velocemente per venire tra le mie braccia.    Ti amo tanto Camilla e ti auguro di essere sempre così serena!

Notturno estivo

Il giorno, la notte, il sonno, la stanchezza, il tempo che impegnamo per gli altri e quello che resta per noi.

Mi sveglio tutte le mattine alle 6 e 30 per allattare la bambolina; se sono fortunata riprende sonno vicino a me altrimenti la giornata inizia a quell’ora. Alle 7 e 30 si sveglia la tata che corre in camera mia e mi chiede tutti i giorni dove sia il papà e io tutti i giorni le spiego che è appena andato al lavoro. Di solito tutto ciò sveglia la sorellina e così tutti in piedi. Sto con loro fino alle 18 e 30, non ho nessun aiuto, parenti o baby-sitter e colf, quando arriva papà ci si lava, si mangia e poi si tenta di metterle a letto prima possibile ma spesso la “grande” regge fino alle 22 (o più). A quel punto c’è un relitto di madre che naviga per casa e un marito che vuole cacciarla a letto per farla riposare. Ma in quale momento della giornata io trovo il mio spazio? Quando leggo un libro, scrivo un post (è mezzanotte passata), faccio il cambio di stagione o qualche pulizia più accurata? Spesso mi trovo sveglia fino a tardi per poter avere qualcosa di mio, per poter sentire di avere una vita di persona e di donna e non solo di mamma. Ma alle 6 del mattino la mia giornata ricomincerà e cinque ore di sonno non sono nulla per chi passa la giornata a sentire bambini piccoli piangere e lamentarsi, gridare e fare quello che fanno a quell’età. Così mi chiedo cosa sia giusto. Molte di noi hanno sacrificato la propria vita professionale per seguire i figli, e ci scontriamo ogni giorno con chi pensa che in casa non ci sia nulla da fare, con i “ah… ma tu non lavori” che rendono il nostro impegno continuo (ditemi un altro lavoro che si fa per 24 ore al giorno) ancora più pesante. Se a questo devo aggiungere anche la rinuncia a quei pochi gesti che mi fanno ancora sentire una persona degna di questa definizione, di me non rimane nulla se non un mare di gomitoli mai lavorati, una pila di maglioni ancora da inscatolare ed un esaurimento fisico e mentale.

Quindi, dormo per sopravvivere, o non dormo per potermi sentire viva?

Quando un argomento ci sta tanto a cuore

Ho appena finito di leggere un bel post su Professionemamma che affronta una argomento a me molto caro, il parto cesareo. Lo trovate qui, e dopo averlo letto resterete di sasso (io sono proprio rimasta di pupù!) quando constaterete che nel nostro paese solo il 10% delle donne partorisce in modo naturale dopo aver subito un taglio cesareo. Io sono una di queste e ve l’ho già raccontato in questo post. La mia secondogenita è venuta al mondo dopo poche ore di travaglio, senza ossitocina, episiotomia (bè forse quella era meglio farla col senno di poi…), il tutto a soli due anni di distanza dal taglio cesareo, effettivamente necessario, che mi ha permesso di mettere al mondo la tata. Purtroppo nella maggior parte degli ospedali questo non avviene e una donna che ha subito un primo taglio cesareo sarà costretta a subirne nuovamente anche se le condizioni che hanno portato al primo intervento non si ripresentassero (la mia prima era podalica, ad esempio, la bambolina invece era pronta in posizione già a 20 settimane). Mi piacerebbe raccogliere qui esperienze di altre mamme che come me sono riuscite ad avere il loro VBAC e chissà magari poi farle pervenire a chi prende le decisioni per fargli notare che forse sarebbe il caso di indagare un po’ di più su queste pratiche. Si capisce subito che chi comanda non ha l’utero. Dover rinunciare alla nascita naturale ed essere costrette a subire un intervento non necessario la trovo una violazione dei diritti umani.

Il tempo dei bambini

…non corrisponde di sicuro al nostro. E prima lo capiamo prima finiremo di rovinarci la vita. Alzi la mano chi non si innervosisce/arrabbia almeno una volta al giorno (solo!) perchè il figlio sta (a nostro dire) perdendo tempo quando invece noi avremmo già dovuto fare dodici cose diverse? Probabilmente se aveste otto mani le avreste già alzate tutte. Anch’io.

Nell’elenco delle cose migliori ci sono: trasformarsi in un invertebrato mentre mamma ti sta vestendo, mangiare lo yogurt facendolo sgocciolare dall’alto verso la bocca effetto Bungee Jumping, dimenarsi stile tarantola per non farsi legare al seggiolino della macchina. Ognuno di noi avrà i suoi bei problemini che compaiono esattamente quando stiamo per mettere piede fuori di casa magari per un appuntamento effettivamente importante.

Ma ci sono poi quelli che io chiamo tempi di metabolizzazione che tutti i bimbi devono percorrere quando si trovano ad affrontare dei cambiamenti. In casa nostra il cambiamento è arrivato quasi un anno fa quando la tata si è ritrovata a dover dividere mamma e papà con la bambolina. Noi tutti felici perchè non manifestava nessun segno di gelosia o preoccupazione. Poi negli ultimi mesi era tutto precipitato portando la tata ad affrontare un periodo molto pesante dentro di se, mostrando difficoltà ad esternare quello che le succedeva. E’ stato un momento difficile per tutti perchè riuscire ad essere comprensivi dopo un’intera giornata negativa lo sappiamo non è facile. Ma oggi dopo mesi abbiamo sorriso insieme quando improvvisamente ha deciso di ritornare in piscina (aveva voluto assolutamente abbandonare anche quella), senza preavviso. Avevo appena finito il corso con  la bambolina e lei mi ha chiesto di poter entrare in acqua con i bimbi grandi. Così l’ho insaccata nel costume della sorella e abbiamo passato una bellissima mezz’ora. Ci siamo lessati il cervello nell’ultimo mese  per capire perchè rifiutasse di toccare l’acqua (persino l’altra settimana al mare), e oggi lei ha voluto stupirmi come solo una bambina sorridente di tre anni avrebbe potuto fare. Si è addormentata serena guardando un libricino nuovo con foto di animali e dicendomi tutti i loro nomi. Ci siamo ritrovate e ci amiamo più di prima.

Non facciamoci derubare

Non mi viene in mente titolo migliore. Negli ultimi giorni si è sentita la notizia di una mucca modificata geneticamente in un laboratorio di ricerca cinese che grazie ad una “aggiustatina” sarebbe in grado di produrre latte umano. Mi sento depauperata di un mio diritto di nascita, della mia unicità come madre di poter provvedere al sostentamento dei miei cuccioli. Ci hanno fatto credere per decenni che grazie al latte artificiale potevamo essere liberate dal fardello dell’allattamento al seno per poterci emancipare ed avere le stesse opportunità di un uomo… ma chi le vuole. A nessuno è mai interessato aiutarci, direi piuttosto che l’intento è approfittarsi della fragilità di una puerpera per vendere pessimi surrogati materni e diventare una tra le più grandi multinazionali al mondo. Ti aiuta chi ti sostiene nell’avviamento di un sereno allattamento, ti aiuta chi ti permette di farlo per molti mesi senza essere discriminata, ti aiuta chi non ti fissa in malo modo perchè hai mezza tetta fuori in un angolo del centro commerciale (a pochi metri da una pubblicità con una stangona mezza nuda… ma a questo siamo ormai anestetizzati). A mio avviso ci hanno fregate. Con sta storia del femminismo, della carriera, degli uomini che sono in grado di fare tutto… un uomo può far alzare le azioni in borsa, può far morire di fame nazioni intere, può inventare il latte in polvere, può persino far fallire un continente intero. Io posso solo tenere in vita un altro essere umano dentro di me per nove mesi semplicemente respirando… chi è che ha veramente i superpoteri?

Ritornare

Sono sparita per un po’ perchè non sapevo cosa scrivere. Sembra una frase forte e decisamente poco costruttiva per chi ha un blog ma è così. Nell’ultimo periodo credo di aver perso di vista le vere motivazioni per cui avevo cominciato a scrivere. Così dopo aver riflettuto su me stessa (cosa non facile con tutte le cose di cui dovrei occuparmi) ho capito che la mia “necessità” è trovare un canale di comunicazione con il mondo. Sono una casalinga per scelta degli altri (come avevo già raccontato ho perso il lavoro all’arrivo della mia prima figlia), e vivo ahimè in un Paese dove essere una donna di casa è parecchio mortificante. Non solo, ma se quando entrambe le bambine saranno a scuola vorrei rimettermi in carreggiata per ottenere la mia legittima indipendenza economica, non credo che ci riuscirò perchè non è previsto da questa orrida società in cui viviamo. Così scrivere la mia vita su un blog e cercare di comunicare con altre donne come me (ma anche uomini!) mi fa sentire parte di un universo. Tutti vogliamo essere unici ma siamo animali sociali ed abbiamo bisogno di inserirci in un gruppo. Il mio è qui sul web!

Ho visto che ci sono parecchi contatti sulla mia pagine web ma solo pochissimi hanno lasciato un commento o un saluto. Io vi chiedo questo: mi impegno ad essere presente qui per voi il più possibile ma voi che mi leggete fatevi avanti, sapere che sto scrivendo per qualcuno ma anche parlando con qualcuno mi darebbe una gioia immensa.

Sono una donna, e per noi donne ogni cambiamento comprende una visita dal parucchiere, voi che dite, lunghi, scalati, mossi e rossi oppure caschetto con frangia lunga e colpi di sole…. sono indecisa (che novità)!!!

Buon appetito bambolina!

E si, finalmente ci siamo dopo un avvio di allattamento molto sofferto, ma pieno di amore che ci ha portato a risolvere tutti i problemi, è giunto il momento per la mia bambolina di integrare la sua dieta a base di sola mamma con qualcosa di più vario. Sono una strenua sostenitrice dell’allattamento esclusivo fino ai sei mesi, i bambini durante la gravidanza immagazzinano scorte di ferro che utilizzeranno fino a questo periodo, e non hanno ancora i denti e mamma a tanto latte… insomma la natura ci ha dato come al solito la soluzione in mano solo che noi amiamo complicarci la vita. Quindi non c’è alcun motivo per iniziare a sostituire le poppate con dei pasti veri e propri prima del sesto mese.

Ora  la bambolina ha quasi cinque mesi e mezzo e sta cominciando quello che io chiamo il training del cucchiaino. Non fa dei pasti ma assaggia qualche cosina per abituarsi all’idea che esiste un’altra fonte di sostentamento oltre alla tetta di mamma. Già il solo fatto di non essere più a contatto con me ma di sedersi difronte sul seggiolone è un grosso cambiamento e l’introduzione di cibo è solo un passo successivo. Ho deciso di darle intanto degli assaggi, qualche cucchiaio di mela o pera grattugiate e persino sporcarle con il nostro pranzo il cucchiaino che poi lei succhierà per un buon quarto d’ora. Ed ho così scoperto che adora la zucca!

Ho notato con amarezza che molte mamme vengono indotte senza precisati motivi ad iniziare lo svezzamento vero e proprio anche prima dei quattro mesi momento in cui, ormai lo sanno anche i sassi, lo stomaco del bambino è abbastanza maturo per ricevere cibo. Lungi da me il volermi sostituire ad un medico, ci mancherebbe altro, ma sono una mamma e se il medico sa molto bene quando le mie figlie sono malate e come curarle, io so molto bene come sono fatte e quando sono pronte ad affrontare una cosa. Lo svezzamento è puericultura non medicina (e questo me lo ha detto la pediatra stessa). Come ho scritto sopra, la natura ha predisposto tutto perfettamente, e quando ho dei dubbi osservo con attenzione l’evolversi delle cose senza intromettermi perchè so che così troverò la risposta. Anche quando tutto sembra andare per il verso storto saranno le mie stesse bambine a suggerirmi cosa fare. Siamo tutti molto bravi a pensare, cercare, parlare ma a volte basterebbe osservare ed ascoltare.

Il mio primo svezzamento, quello della tata, è stato tutto un susseguirsi di tabelle, misure, elenchi. Con la bambolina voglio seguire ciò che lei stessa mi suggerirà. Sette pasti a settimana a base di carne per una creatura senza denti è un tantino un controsenso. Ma questa è un’altra storia che diventerà un altro post.

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