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Un grembiule per una piccola artista

Torno alle mie creazioni! A due mesi dall’inizio della scuola ho finalmente terminato il grembiulino da pittura per la mia tata. Lo stampo è quello classico dei grembiuli colorati che usano tutti i giorni alla scuola steineriana, ma è di colore bianco pronto ad accogliere le macchie colorate che la mia piccola artista gli vorrà donare. Un piccolo vezzo: le tasche colorate. Volevo dargli un po’ di vita da subito così ho pensato ad un tessuto vivace e la destinataria ha ben scelto (in modo guidato!) questa bella fantasia di gufetti colorati che le terranno anche un po’ di compagnia.

Questa mattina è andata a scuola tutta orgogliosa del suo nuovo grembiule e anche un po’ perchè a farglielo è stata la sua mamma (lacrimuccia di commozione). E’ stata anche questa una grande soddisfazione considerato che non so assolutamente cucire con la macchina, è non è andata tanto male (le rifiniture interne per fortuna sono appunto… interne!).

Più cose realizzo sia oggetti, che cibi, più mi vien voglia di farne altri e di produrre da me ciò che ci serve. Ormai entro nei negozi solo per passeggiare quando piove, guardo un prodotto e poi mi dico… ma dai che lo riesco a fare anch’io… più sano e anche personalizzato. Io sarei una intellettuale, liceo classico, laurea in sociologia, lettrice accanita ma tutto questo mi ha portato a desiderare maggiormente di sporcarmi le mani, di fare. Ne parlava la maestra all’ultimo incontro, i bambini non vedono più gli adulti usare le mani, e da chi allora dovrebbero prendere esempio? La concentrazione, il movimento delle dita, allenano il nostro cervello molto più di un testo scritto. E che questo grembiule sia un bel punto di partenza per la realizzazione dei suoi lavori.

Come risparmiare… anche parecchio (parte 1)

Una famiglia di quattro persone con un solo reddito (mamma ha perso il lavoro incinta della prima figlia), che si prende pure il lusso di frequentare una scuola steineriana,  non ha molto da ridere quando si parla di finanze. Ora, siccome il marito con tanto di barba non è ancora esperto nello svaligiare le banche è ovvio che per sfamare tutti siamo invece diventati degli espertissimi artisti da circo, ineguagliabili nei salti mortali. Se come noi vivete lo stesso brivido allora questo articolo non vi deluderà. 

Per iniziare a risparmiare dovete compiere prima una serie di piccole operazioni che io definirei oh my god, nel senso che sarà questa la frase che pronuncerete quando vi renderete conto di quanto ci costano alcune cose, per così dire, vitali. Si, perchè dopo aver rinunciato al superfluo come cene fuori, gite, palestra è possibile ridurre ancora la nostre uscite andando a toccare anche i beni necessari come ad esempio il cibo. Le semplici operazioni da fare sono il calcolo su base annua di quanto vi costa un determinato bene o servizio. Ad esempio noi consumiamo ogni giorno tre vasetti di yogurt. Acquistando una marca media sempre in offerta il tutto mi costa circa 1,05 € al giorno e rullo di tamburi…. sono circa 380 € all’anno…. oh my god…. Ve l’avevo detto che la frase era azzeccata. Vi risparmio un po’ di conti e vi dico che una donna spende circa 60 € di assorbenti, un bimbo 500 € in pannolini (non comprando le super marche), che per risparmiare i 400 € in cerette dall’estetista le facciamo in casa spendendone però comunque un centinaio in strisce pronte all’uso. Il pane… ah… il pane, non so in giro per il paese ma qui il prezzo al chilo si aggira sui 4,50… due chilogrammi a settimana per un anno fanno circa 500 €.

Ormai per noi è diventato un giochino… quando stiamo per comprare qualcosa magari solo un caffè, basta moltiplicare la spesa per un anno intero e lasciamo perdere. Molti si chiederanno a questo punto se per caso non mangiamo che i frutti dell’albero del vicino e beviamo l’acqua dalle pozzanghere. Tranquilli non è così. Ora vi do’ un paio di dritte che magari qualcuno già conosce e utilizza o che a qualcun’altro potrebbero fare comodo.

Non ho fatto esempi casuali ma ho preso in considerazione dei prodotti che hanno un margine di risparmio molto elevato. Lo yogurt, il pane, oltre a dolci, pizze, biscotti e grissini, ve li potete fare da soli a casa. Avevo già scritto altri post sull’autoproduzione ma non mi ero mai soffermata su quanto questa pratica ti possa far risparmiare non solo in termini ecologici ma anche economici. Io faccio il pane utilizzando la macchina e mi costa circa 70 cent al kg; se considero il costo dell’elettrodomestico, con il risparmio che ho ricavato non andando più in panificio, l’ho ammortizzato in circa 6 mesi… e oltre al pane faccio focacce e la pizza che ormai è diventata una consuetudine della domenica sera (se penso alle pizze da asporto che prendevamo regolarmente… quante spese!!!). La produzione di yogurt si è limitata ad alcuni esperimenti, peraltro ben riusciti, diciamo che la inserirò tra i buoni propositi per l’anno nuovo, ma anche questa costa un litro di latte a settimana. Oltre a questo faccio marmellate e conserve e cerco sempre di non acquistare prodotti lavorati ma solo materie prime per farmeli in casa. Fate un po’ di conti e ditemi  se trovate altri alimenti che si possono realizzare in casa. Un altro consiglio che vi posso dare è aderire ad un Gruppo di Acquisto Solidale. Ve ne ho già parlato qui e ve lo ricordo perchè è un’azione molto utile per risparmiare, non inquinare e fare comunità. Alla prossima con consigli risparmiosi per questioni femminili.

Cherries! Sta arrivando l’estate!

E sì! Ci siamo quasi. Quando le ciliegie riempiono le nostre tavole (è quest’anno più del solito… ce ne hanno regalate parecchie) significa solo una cosa: l’estate è ormai alle porte. Ovviamente non potevo non preparare dell’altra marmellata. Purtroppo le ciliegie biologiche che avevo erano poche così il risultato è stato un pochino deludente dopo tutto il lavoro fatto. Solo due vasetti.

Per la marmellata ho usato lo stesso metodo che avevo proposto per quella di fragole (compreso il “riposo” notturno con zucchero e limone). A cambiare è solamente la proporzione tra zucchero è frutta: un terzo (per 1,5 kg di ciliegie vanno 500 gr di zucchero di canna bio). Una piccola accortezza. Questa marmellata tende ad essere sempre molto dura rispetto alle altre che invece rimangono liquide. Quindi occhio a non farla consumare troppo!

Ho ricevuto anche un borsone di ciliegie dal vicino. Non sapendo esattamente come sono  state trattate (da quello che ho capito però sono piuttosto “selvagge”) ho deciso che domani mi imbarcherò in una nuova impresa: uno strudel. Non conosco ancora la ricetta, si tratta di un suggerimento di mia madre. Vorrei provare, se ne trovo il tempo, a fare la pasta da sola ma in caso contrario mi sono procurata il paracadute: un bel rotolo di sfoglia già pronta. Poco casalinga ma indubbiamente comoda per le emergenze. Sta notte vediamo se mi appare in sogno la ricetta altrimenti improvviserò come al solito in cucina (e da quando non mangio più carne lo faccio spesso… mi vengono di quei sughetti vegetali… prima o poi ci dedicherò un post). Buon inizio di stagione calda a tutti (e non dimenticate la crema solare, nemmeno al parco… parlo per esperienza!).

Lady marmalade (fragole)

Arriva la bella stagione, arriva la buona frutta, è tempo di marmellate! Sapete che facciamo parte di un GAS quindi siamo molto attenti alla stagionalità dei prodotti: niente fragole o zucchine a Natale, niente cavolfiori o zucche a giugno. Finalmente è giunto il tempo delle fragole e segna per me l’inizio di una nuova stagione di marmellate che si concluderà ad autunno inoltrato con le mele. La tata questo inverno ha scoperto di adorare le più classica e, aggiungerei, salutare delle merende, pane e marmellata. Soprattutto se entrambi sono stati fatti dalla mamma.

Ma torniamo alle fragole. Credo sia la più golosa ed amata marmellata che ci sia. Personalmente l’ho sempre amata molto (anche se oggi si gioca il posto testa a testa con quella di pesche) così quest’anno anziché ordinarla dalla mamma ho deciso di provare a fare  anche questa da sola. Per me è scontato ma lo dico per tutti gli altri: noi mangiamo sempre ortaggi e frutta biologici ma in particolare le fragole le consiglio anche a chi di solito utilizza prodotti non bio. Questi frutti non hanno la buccia e sono una specie di spugnette che assorbono tutto quello che gli passa attorno e che non si riesce ad eliminare nemmeno con un disinfettante. Non usate la scusa del prezzo! Io le ho prese direttamente dalla cooperativa che le coltiva e credetemi che le ho pagate meno di quelle in offerta al supermercato. Più buone, più sane, più oneste ed eque per il prezzo pagato direttamente al produttore e non a mille intermediari.

Ora passiamo alla ricetta. Io ne ho fatti tre kg ma per comodità vi darò le dosi per singolo kg. Ingredienti: un kg di fragole bio, il succo di un limone bio, 400 g di zucchero di canna (bio!!). La ricetta tradizionale prevede che lo zucchero sia la metà della frutta ma usando lo zucchero grezzo di canna che ha un potere dolcificante più forte di quello raffinato bianco è sempre meglio abbassare la dose. Questo accorgimento vale anche se dovete fare ad esempio una torta.

Procedimento: sciacquare le fragole sotto l’acqua corrente per eliminare la terra, togliere il picciolo e tagliare a pezzetti. Mettere la frutta in una terrina assieme allo zucchero e al succo di limone, mescolare, e far riposare coperto da uno straccio per circa 12 ore (io di solito le preparo alla sera e le lascio riposare per tutta la notte). Passato il tempo mettere in una pentola e cucinare a fuoco basso per un’ora dal momento dell’ebollizione mescolando spesso e togliendo la schiuma che si formerà in alto con una schiumarola. Passate il tutto con passaverdura a grana non troppo fine e rimettete sul fuoco fino a che non sarà pronta. Per sapere se ha raggiunto la densità giusta (bollente vi sembrerà sempre troppo liquida) mettete un po’ del composto su un piattino, aspettate un attimino e vedete se i bordi della “macchia” sono ben definiti e se la marmellata se ne va ancora a spasso per il piatto. In questo caso bollite ancora per un poco. Versate poi il composto nei vasi sterilizzati ancora bollenti (io li metto un quarto d’ora in forno a 150°) inserendo prima un cucchiaio di metallo dentro per evitare che il troppo calore spacchi il vaso (poi lo togliete prima di chiudere). Potete usare anche un imbuto per versare così l’operazione sarà più “pulita”. Chiudete immediatamente il vaso con la sua capsula (sempre nuova, non si riutilizzano quelle vecchie), una volta terminato lasciate riposare i vasetti al buio coperti magari una calda coperta di lana. Nel corso delle ore sentirete i tappi fare “pop”: significa che sono andati sotto vuoto.

Prima di consumarla ho letto che sarebbe meglio aspettare qualche settimana (ma nulla vieta di assaggiarne un pochina!). Consiglio: è buonissima spalmata sul pane ai semi di lino. Datela ai vostri bimbi al posto di quelle terribili creme spalmabili con cacao e nocciole piene di grassi, piacerà di sicuro. Buona merenda (e buon lavoro)!

…in attività…

Questo week-end sono stata molto in attività, complice probabilmente tutta la cioccolata delle uova della tata e anche della bambolina (perchè si sa che a otto mesi un bimbo si ingozza di cioccolato e ci resta anche male se qualcuno non regala anche a lui l’uovo), cioccolata che ovviamente le bimbe non hanno praticamente guardato e che mamma e papà si stanno mangiando. Fatto sta che con tutti questi zuccheri e questi grassi idrogenati insalubri in corpo mi sono messa ad autoprodurre un po’ di cosette che avevo nell’anticamera dei programmi da qualche tempo.

Ho cominciato venerdì sera con lo yogurt. Ci avevo già provato in un’altra occasione ma il risultato non era stato molto soddisfacente (per non dire pessimo!). Così, miscelando tutte le decine di ricette che ho trovato in giro alla fine ho usato questo procedimento. Riscaldato 1 litro di latte intero bio (meglio se a lunga conservazione) fino alla temperatura di 42° (quella ideale per permettere ai fermenti di “lavorare” bene) e vi ho mescolato dentro tre cucchiai di uno yogurt naturale intero (le volte successive si usa direttamente lo yogurt prodotto in precedenza). A questo punto ho versato il tutto in un termos sterilizzato e ho lasciato riposare per tutta la notte. Al mattino ho messo lo yogurt in un vaso di vetro e l’ho poi riposto qualche ora nel frigo. Buonissimo! Sia al naturale, per i puristi, che con un cucchiaino di zucchero di canna e un po’ di cereali, per i golosi come me.
Non ancora creativamente soddisfatta sabato sera, come tradizione da qualche tempo in casa nostra, ho preparato la pizza ma prima di stenderla ho messo da parte un po’ dell’impasto. Fatti alcuni rotolini e pennellati d’olio li ho messi in forno venti minuti ed ecco su in alto il risultato (la bambolina e i suoi nuovi dentini hanno apprezzato molto questi grissini).
Sta mattina la glicemia era ancora alle stelle così ho focalizzato le energie per preparare una cena etnica. Ho potuto finalmente provare la ricetta di Michela delle (strepitose) Fajitas Vegane e nel mio spirito autoproduttivo ho voluto fare io stessa le tortillas di grano e sono andata a cercare la ricetta dove tutti i miei perchè culinari trovano risposta: giallozafferano.
Tutta la faccenda dell’autoproduzione si sta facendo interessante ma se continuo a preparare tutte ste cose da mangiare dovrò autoprodurmi anche un bel po’ di ginnastica!

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