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Testarda

Non si tratta dell’ultimo successo di una cantante italiana ma del mio aggettivo preferito, quello che quando me lo sento dire (come critica), io considero un grandissimo complimento. Scrivo ispirata dal tema del mese di genitoricrescono, genitori contro tutti. Perchè ammettiamolo, lì fuori è proprio una guerra, fatta di scontri e di battaglie che perdureranno nei secoli. C’è sempre stata e sempre ci sarà. Nessuno vincerà mai il Nobel per la Pace per aver messo fine alla diatriba genitori/resto del mondo… peggio di una partita a Risiko. E per genitori non si intende l’insieme di questi ma una singola coppia mamma-papà che si trova a dover discutere e giustificare ogni respiro che compie il proprio figlio e ogni pensiero a lui rivolto.

Elenco: se non allatti sei egoista e tuo figlio resterà traumatizzato a vita, se allatti per due anni sei egoista e tuo figlio resterà traumatizzato a vita . Se pulisci bene casa non hai altro di meglio da fare nella vita, se non riesci a pulire trascuri la casa. Se stai a casa a crescerti i figli sei una casalinga fallita senza aspirazioni, se lavori tutto il giorno fuori casa sei una sconsiderata carrierista che non pensa alla famiglia. Se cominci a svezzare con la carne dovevi usare il pesce, se usi il pesce… era meglio la carne. Se lo prendi troppo in braccio lo vizi, se non lo fai poverino perchè lo lasci piangere così. Se impara a contare presto hai bruciato una tappa fondamentale della crescita se non lo fa resterà indietro a vita.

Era impossibile allattare la bambolina, non si attaccava bene, faceva il disastro e i dolori erano tremendi. Smetti che perdi tempo, non ne vale la pena, tanto è uguale. Per due mesi mi sono tolta il latte dieci volte al giorno per darglielo e man mano che le settimane passavano la bambina prima si faceva una poppata al seno al giorno, poi due e magicamente un giorno ho messo in scatola il tiralatte.

So di fare molte scelte importanti controcorrente per quel che riguarda la crescita della mie bambine. La scuola, l’alimentazione, i giochi e tutti i giorni mi scontro con qualcuno che critica il nostro modo di educare e di vivere. Io non combatto più di tanto lo trovo inutile, chi vuol capire lo fa, e gli altri che continuino pure per questa corrente comune che a guardarci attorno ci sta mandando solo in rovina. E non mi arrabbio anche perchè ho capito che chi mi critica, chi critica la scelta di un genitore e forse solo un po’ invidioso della nostra fermezza, della nostra sicurezza nel prendere una strada, perchè molti al giorni d’oggi, in qualsiasi contesto, non lo sanno fare e prendono per buono quello che fa la massa.

Essere testarda mi ha aiutata molto, perchè nel delicato mestiere di genitore basta poco, una critica, un commento, per farci rendere dubbiosi del nostro operato. Il mio istinto mi ha sempre dato ragione e anche quando non ottenevo il risultato sperato, mi ha sempre guidato nel modificare in corsa la rotta.

Quando da piccoli io e mio fratello ci intromettevamo nei discorsi dell’altro mia mamma diceva, avvocato non chiamato con un calcio fu pagato… peccato sia solo un modo di dire!!!

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Speriamo che (vogliano che) sia femmina!

Aspettavo l’arrivo della bambolina e mentre vagavo per il mondo con il mio pancione una conoscente in un negozio parlando mi chiede se aspettassi un maschio o una femmina. Io tutta contenta le rispondo che stava arrivando la seconda bambina e lei (a disagio) mi dice “Ah…be’… va bene lo stesso” con l’aria di chi ti compatisce perchè ti sta capitando una disgrazia. Mio marito in passeggiata con la piccola incontra un’amica che non vedeva da tempo e non sapeva avessimo avuto un’altra tata. “Be’, ma il maschio vedrai che arriverà” partendo poi in un comizio sull’essenzialità di avere figli maschi, che sono meglio delle femmine e chi più ne ha più ne metta.

Quando le persone sanno che ho due femmine la domanda è sempre la stessa: “E tuo marito cosa dice? Si aspettava il maschio vero!?!”.
L’elenco è lungo. “Farete il terzo per cercare il maschio?”, “Chissà quanto ci tiene il papà al maschio”, “Bisogna farne subito un altro perchè questa è femmina”, “E il cognome? Chi lo porterà avanti?”.
La cosa che mi preoccupa di più è che la maggior parte di questi discorsi non escono dalla bocca di qualche nonno anzianotto legato a tradizioni decisamente arcaiche, ma si tratta di donne, per lo più giovani.
Se è esista o meno ancora una questione femminile come si chiede Silvia di genitoricrescono non lo so ma di sicuro nell’occidente secolarizzato c’è ancora chi (e direi sono tanti) pensa che avere una figlia femmina sia evidentemente una disgrazia, una cosa brutta da compatire. E se sono le donne stesse a dirlo è evidente che questo donne non avranno una grande considerazione di se stesse e mai potranno trasmettere alle loro figlie la bellezza dell’essere donne, la forza che porta dentro chi è capace di dare la vita, la certezza di essere una cosa buona e non una disgrazia. Quando faccio le passeggiate con la mia amica tutti a dirle “Che brava! Hai fatto la coppietta! Un maschio e una femmina!”. Mentre io una volta ho sentito delle parole orrende e vergognose “Ma tua moglie non è capace di farti un maschio?”, l’avessero detto a me a quest’ora sarei in galera per la reazione (comunque, ad essere pignoli, se questi maleducati avessero studiato un po’ meglio biologia al liceo saprebbero che non è certo colpa di mamma il sesso dei bimbi!!!).

Sta mattina vado in un ufficio per compilare dei moduli. L’impiegata mi fa “Mi dice il nome di suo marito, l’intestatario della bolletta?”, rispondo “Ma veramente il contratto è a mio nome”, “Ah si?…Bo’!?” con aria interrogativa. Finirà mai questa storia? “Bo’?”, con aria afflitta!

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P.S. A voi cosa dicono se avete figlie femmine? Perchè non lo condividete qui sotto? Sono curiosa…

“Creatività, fantasia, realtà”

Il tema del mese di genitoricrescono è proprio questo, “Quale è il rapporto che lega fantasia, creatività e realtà?”. Ci ho pensato parecchio e credo che la fantasia e la realtà non siano altro che i genitori della creatività. Penso ogni giorno a quale possa essere il modo migliore per crescere le mie bambine per renderle in futuro delle persone adulte serene ed equilibrate. Equilibrio è la parola che ho più in mente in generale nella mia vita perchè lo cerco costantemente e nei momenti in cui lo raggiungo mi sento una persona libera. Credo quindi che la vita dei bambini, così come la nostra, debba comprendere un buon equilibrio di fantasia e realtà. Non credo sia necessario inventare fiabe per spiegare in modo semplice le cose reali. Se la tata mi chiede una cosa, uno dei suoi tanti “e perchè?”, io le racconto le cose come stanno usando un linguaggio e degli esempi che rientrano nel campo delle conoscenze di una bambina di neanche tre anni. Quando giochiamo o leggiamo un libro ecco arrivare il mondo della fantasia a circondare la nostra stanza. Penso che la fantasia non sia un requisito esclusivo per rendere un bambino creativo. Le persone creative, inventano cose reali per necessità reali (magari a volte un po’ superflue). Persino scrivere un libro di fiabe è una cosa reale: è un oggetto che un bambino leggerà per passare un momento di svago e serenità magari con la sua mamma e il suo papà.

A me piace stimolare la creatività della bambina lasciandola libera di risolvere da sola le più svariate situazioni che ogni giorno si trova davanti, non dandole insomma la pappa pronta… i bambini trovano sempre un modo, loro sono creativi, nasciamo creativi, è la vita poi che atrofizza questa nostra peculiarità (lo so sono una fan di Steiner ma ammetto che ho un debole per alcune teorie di Maria Montessori). A volte credo che iperstimolarli con attività cosidette creative che nascono da noi non sia poi così salutare, è bello proporre un materiale, uno spunto o un tema, come potrebbe essere in questo periodo il Natale, ma poi dovrebbero essere loro a creare.

E’ così che mi immagino un po’ tutto il processo educativo. Io non devo insegnare alla mie figlie cosa fare e come pensare, devo fornire loro gli strumenti che gli permettano di avere un loro pensiero. Non devo dargli le risposte ma insegnarli a porsi delle domande.

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Parto… ma non per una vacanza!

Come dire che l’argomento del mese di genitoricrescono.com sia arrivato proprio al momento giusto. Sono al sesto mese della mia seconda gravidanza. Non voglio annoiare il mondo con il racconto del mio primo parto se non per esternare la mia amarezza legata al fatto che non è stato naturale e dopo un bel po’ di travaglio hanno fatto un cesareo. Necessario e salvavita ma ci sono comunque rimasta male. Questa volta è diverso, non solo perchè le condizioni sono diverse e forse riuscirò nell’impresa, ma perchè dopo due anni da mamma mi sono resa conto di quanto poco abbia contato il modo in cui mia figlia sia venuta al mondo col rapporto che io vivo ogni giorno con lei. Mi sentivo un pochino di serie B ma con diciotto mesi di allattamento ho proprio idea di aver recuperato. Certo resta sempre un’esperienza da provare fino in fondo questa volta, anche per il mio compagno, che avrebbe tanto voluto esserci… ma sarà quel che sarà. Il parto secondo me non è altro che un overture a quella che sarà la vita di una madre, difficoltà, sofferenza e imprevisti perchè con i bambini non sai mai come andranno le cose… ancora prima che vengano al mondo. Questo post partecipa al blogstorming

Nonni…

I nonni: tema interessante. Parto dall’esperienza. Nella nostra famiglia fortunatamente i nonni fanno i nonni. Per motivi di lontananza, salute e lavoro non sono onnipresenti nella vita di mia figlia. Li vede quasi tutte le settimane, sono quelli che portano i biscotti e fanno il regalo grande a Natale ma non sono le persone che la crescono perchè non sarebbe giusto per nessuno. Per i genitori che si sentirebbero ancora figli e spodestati dal ruolo che gli spetta, per i nonni che la loro famiglia l’hanno cresciuta ed ora è il momento di godersi la vita perchè i figli sono una responsabilità mentre i nipoti dovrebbero essere un divertimento. E soprattutto non è giusto per i bambini che dovrebbere crescere vicini alla mamma o al caso in un asilo con dei coetanei e una educatrice. I nonni servono a giocare, qualche volta a viziare e a dare una mano quando serve ma non a sostituirsi tutti i giorni dal mattino fino all’ora di cena. I bambini finiscono poi col crescere con abitudini che noi non conosciamo e magari non condividiamo ma non critichiamo per paura dei nostri genitori… finiamo con l’essere tutti figli sia gli adulti che i bambini. Insomma come mi piace sempre dire, ogni cosa deve stare al suo posto, e questo vale anche per le persone. Questo post partecipa al blogstorming.

Marte e Venere

Oggi prendo spunto dal tema del mese del blogstorming di http://genitoricrescono.com/ che affronta la questione di genere relativamente ai giochi e alle attività che vengono proposte ai nostri bambini, spesso differenziando in modo netto quelle per maschi da quelle per femmine. Un esempio? Bambole e collanine per le bambine e macchine e calcio per i bambini. Purtroppo bisogna ammettere che pur essendo dei genitori “moderni” che vorrebbero veder crescere le proprie figlie in un mondo che non le svantaggi i mezzi educativi tradizionali con cui ci confrontiamo ogni giorno ci propongono dei modelli che di “moderno” hanno ben poco. Uomini e donne non sono uguali… e per fortuna. Il mondo va avanti da secoli grazie all’equilibrio delle forze, lo yin e lo yang, il maschile e il femminile. Questa differenza però viene erroneamente insegnata ai bambini con frasi tipo “…sono cose da femmine” perchè per un vero uomo il proprio figlio non può giocare con una bambola o a fare le pulizie. Io credo che ogni genere abbia delle belle peculiarità decisamente più intellettuali e spirituali che pratiche. Sensibilità diverse nel modo di affrontare le cose, ma affrontare una cosa in modo diverso non vuol dire non poterla affrontare. Io per molti anni sono stata responsabile in un gruppo scout in cui le unità erano divise tra maschi e femmine. Quand’ero una coccinella non capivo il perchè di questa cosa, ma quando ho avuto io la responsabilità di quelle bambine mi sono resa conto dell’incredibile opportunità che avevano di poter sviluppare le loro doti senza vivere all’ombra dei ragazzi. Facevano le stesse cose, gite, lavoretti, disegni, i più grandi dormivano nelle tende, spaccavano legna, si lavavano in un fiume, non c’erano cose da maschi e cose da femmine, si affrontavano gli stessi argomenti ma con una visione che le aiutasse poi a diventare delle donne (e degli uomini) di carattere. Credo quindi che quello che vorrei fare con mia figlia che oggi ha solo diciannove mesi, sia cercare di sviluppare le sue inclinazioni e le sue doti sperimentando in ogni genere di attività che la renda soddisfatta e sicura di se stessa. Questo post partecipa al blogstorming.

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