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Speriamo che (vogliano che) sia femmina!

Aspettavo l’arrivo della bambolina e mentre vagavo per il mondo con il mio pancione una conoscente in un negozio parlando mi chiede se aspettassi un maschio o una femmina. Io tutta contenta le rispondo che stava arrivando la seconda bambina e lei (a disagio) mi dice “Ah…be’… va bene lo stesso” con l’aria di chi ti compatisce perchè ti sta capitando una disgrazia. Mio marito in passeggiata con la piccola incontra un’amica che non vedeva da tempo e non sapeva avessimo avuto un’altra tata. “Be’, ma il maschio vedrai che arriverà” partendo poi in un comizio sull’essenzialità di avere figli maschi, che sono meglio delle femmine e chi più ne ha più ne metta.

Quando le persone sanno che ho due femmine la domanda è sempre la stessa: “E tuo marito cosa dice? Si aspettava il maschio vero!?!”.
L’elenco è lungo. “Farete il terzo per cercare il maschio?”, “Chissà quanto ci tiene il papà al maschio”, “Bisogna farne subito un altro perchè questa è femmina”, “E il cognome? Chi lo porterà avanti?”.
La cosa che mi preoccupa di più è che la maggior parte di questi discorsi non escono dalla bocca di qualche nonno anzianotto legato a tradizioni decisamente arcaiche, ma si tratta di donne, per lo più giovani.
Se è esista o meno ancora una questione femminile come si chiede Silvia di genitoricrescono non lo so ma di sicuro nell’occidente secolarizzato c’è ancora chi (e direi sono tanti) pensa che avere una figlia femmina sia evidentemente una disgrazia, una cosa brutta da compatire. E se sono le donne stesse a dirlo è evidente che questo donne non avranno una grande considerazione di se stesse e mai potranno trasmettere alle loro figlie la bellezza dell’essere donne, la forza che porta dentro chi è capace di dare la vita, la certezza di essere una cosa buona e non una disgrazia. Quando faccio le passeggiate con la mia amica tutti a dirle “Che brava! Hai fatto la coppietta! Un maschio e una femmina!”. Mentre io una volta ho sentito delle parole orrende e vergognose “Ma tua moglie non è capace di farti un maschio?”, l’avessero detto a me a quest’ora sarei in galera per la reazione (comunque, ad essere pignoli, se questi maleducati avessero studiato un po’ meglio biologia al liceo saprebbero che non è certo colpa di mamma il sesso dei bimbi!!!).

Sta mattina vado in un ufficio per compilare dei moduli. L’impiegata mi fa “Mi dice il nome di suo marito, l’intestatario della bolletta?”, rispondo “Ma veramente il contratto è a mio nome”, “Ah si?…Bo’!?” con aria interrogativa. Finirà mai questa storia? “Bo’?”, con aria afflitta!

Questo post partecipa al blogstorming.

P.S. A voi cosa dicono se avete figlie femmine? Perchè non lo condividete qui sotto? Sono curiosa…

Marte e Venere

Oggi prendo spunto dal tema del mese del blogstorming di http://genitoricrescono.com/ che affronta la questione di genere relativamente ai giochi e alle attività che vengono proposte ai nostri bambini, spesso differenziando in modo netto quelle per maschi da quelle per femmine. Un esempio? Bambole e collanine per le bambine e macchine e calcio per i bambini. Purtroppo bisogna ammettere che pur essendo dei genitori “moderni” che vorrebbero veder crescere le proprie figlie in un mondo che non le svantaggi i mezzi educativi tradizionali con cui ci confrontiamo ogni giorno ci propongono dei modelli che di “moderno” hanno ben poco. Uomini e donne non sono uguali… e per fortuna. Il mondo va avanti da secoli grazie all’equilibrio delle forze, lo yin e lo yang, il maschile e il femminile. Questa differenza però viene erroneamente insegnata ai bambini con frasi tipo “…sono cose da femmine” perchè per un vero uomo il proprio figlio non può giocare con una bambola o a fare le pulizie. Io credo che ogni genere abbia delle belle peculiarità decisamente più intellettuali e spirituali che pratiche. Sensibilità diverse nel modo di affrontare le cose, ma affrontare una cosa in modo diverso non vuol dire non poterla affrontare. Io per molti anni sono stata responsabile in un gruppo scout in cui le unità erano divise tra maschi e femmine. Quand’ero una coccinella non capivo il perchè di questa cosa, ma quando ho avuto io la responsabilità di quelle bambine mi sono resa conto dell’incredibile opportunità che avevano di poter sviluppare le loro doti senza vivere all’ombra dei ragazzi. Facevano le stesse cose, gite, lavoretti, disegni, i più grandi dormivano nelle tende, spaccavano legna, si lavavano in un fiume, non c’erano cose da maschi e cose da femmine, si affrontavano gli stessi argomenti ma con una visione che le aiutasse poi a diventare delle donne (e degli uomini) di carattere. Credo quindi che quello che vorrei fare con mia figlia che oggi ha solo diciannove mesi, sia cercare di sviluppare le sue inclinazioni e le sue doti sperimentando in ogni genere di attività che la renda soddisfatta e sicura di se stessa. Questo post partecipa al blogstorming.

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