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Pance, nascite e quello che ci sta in mezzo

Mattina, primi giorni di vacanza, io lavoro al pc, giochi sparsi per tutta la casa. E poi accade. Troppo silenzio, desertico, una scena alla Sergio Leone. Arriva lei con il suo metro e un centimetro… Maaaamma! Ma come escono i bambini dalla pancia … Con la freddezza di un marine rispondo… Chi vuole un gelato?!

Qualche giorno fa riflettevo su quello che la Tata assorbe dai suoi compagni di asilo. Per quanto noi li educhiamo in un certo modo e diamo loro il nostro esempio i figli, ovviamente, imparano (troppo?) da amichetti e co. Spesso mi lamento se lei ripete frasi o discorsi che io trovo inadatti ad una quattrenne, se le viene proposto ciò che io non ho scelto per lei. Poi l’illuminazione. Ho capito che la cosa poteva accadere al contrario. Sebbene io creda di fare il bene delle mie bimbe probabilmente anch’io propongo modelli che altri genitori non condividono.

Cosa hanno in comune questi due discorsi?!? A discapito del panico iniziale rispondere a mia figlia sarebbe stato molto semplice. Credo che dire a un bimbo la verità sia sempre la cosa migliore. Non servono grosse spiegazioni e un semplice Escono dalla patatina avrebbe pienamente soddisfatto la sua curiosità. Considero la nascita un magico evento naturale, come la gravidanza, la morte, la nudità. La Tata ha visto crescere la pancia con la sorella dentro, l’ha tenuta in braccio che aveva poche ore di vita, mi sembra normale che si sia domandata cosa sia successo tra i due eventi. So però che non tutti la pensano come me e che molti genitori, se mia figlia avesse poi raccontato la cosa a scuola, non avrebbero gradito. Ciò che diciamo o facciamo senza nemmeno pensarci finisce sempre col fare molta strada. La mia risposta non credo avrebbe danneggiato nessuno in questo caso, ma spesso quando non poniamo attenzione a ciò che diamo dovremmo essere consci che non facciamo del male “solo” ai nostri figli ma anche a quelli degli altri. Un po’ di sana collaborazione aiuterebbe tutti.

Ripensandoci poi mi è andata bene. Avrebbe sempre potuto chiedermi come i bimbi nella pancia facciano ad entrare!!!

La nostra scelta educativa

Questa è la mia spiegazione ufficiale e definitiva sulla nostra scelta educativa. Sottolineo spiegazione e non giustificazione. Perchè di solito se fai qualcosa che esce dalla logica del (non)pensiero comune allora devi sempre essere pronta a giustificarti, quasi dovessi scusarti col mondo, come se stessi facendo qualcosa di sbagliato. Tutti mi chiedono il perchè lo faccio ma nessuno si chiede perchè non lo fa.

Tre anni fa, quando la tata aveva solo alcuni mesi, mi sono imbattutta in una bellissima bambola a casa di una nuova amica neomamma pure lei. Quando mi ha detto che si trattava di una bambola Waldorf che proveniva da un mercatino di una scuola steineriana io l’ho guardata come se avesse la faccia verde e le antenne e un mega punto interrogativo mi si era tatuato in fronte. Però quella bambola era veramente diversa dai giochi che ero sempre stata abituata a vedere, così decisi di iscrivermi ad un corso per realizzarne una.

Non è la trama di una soap ma il modo casuale in cui mi sono avvicinata alla pedagogia steineriana e ne sono rimasta rapita talmente da non poterne più fare a meno. Come se, dopo aver mangiato pasta in bianco per tutta la vita all’improvviso ti offrissero una cena preparata da Gordon Ramsay: impossibile tornare indietro. Dopo che io e mio marito abbiamo visitato una scuola, partecipato ad una loro festa e toccato con mano le attività manuali e didattiche che i bambini svolgevano li dentro non siamo più riusciti a pensare di mandare la nostra bimba (ora bimbe) in una scuola tradizionale. Parlare del metodo educativo in maniera approfondita è cosa grossa, ne avevo fatto un accenno qui, e mi riprometto di parlarne man mano che ne apprenderò in modo più profondo l’essenza. Ma i visi di quei bambini, la loro naturale predisposizione ad essere sereni non ha bisogno di conferenze o manuali per essere spiegata. Il tempo è la chiave, il tempo giusto per ognuno per fare qualcosa. Non è possibile che una classe di venticinque bambini cresca, maturi e impari simultaneamente. Il tempo, il ritmo con cui scorre la vita di un bambino farà la differenza quando sarà diventato adulto, un adulto equilibrato e soprattutto felice. Ho già parlato dei tempi dei bambini in un altro post, e continuo ad essere convinta che la strategia vincente (a lungo termine – mai perdere di vista la meta) sia osservare le necessità dei nostri figli senza anticiparle o tardarle per soddisfare invece le nostre (di solito a breve termine, “muoviti che faccio tardi!”).

Ecco la mia spiegazione, la mia necessità di voler considerare le mie bambine in modo unico, come persone uniche che hanno bisogno di essere cresciute mettendo in risalto il loro carattere e le loro qualità e non quelle che gli altri vorrebbero attribuire loro perchè “è giusto così”. Oltre a questa mia motivazione principale le scelta è avvenuta anche perchè lo stile generale di questa pedagogia, ciò che gli fa da sfondo, è esattamente quello che inconsciamente ho sempre fatto io. Vivere a contatto con la natura, apprezzare l’arte a la manualità, toccare con mano ciò che è reale e non un surrogato di plastica. Alimentazione biologica e mensa priva di carne e pesce, costruzioni in legno, alberi su cui arrampicarsi e quelle bellissime bambole sono infine la ciliegina su una meravigliosa torta chiamata libertà di esprimere il proprio potenziale come essere umano.

(non sono riuscita a risalire all’autore dell’acquerello, se ci fosse qualche problema di copyright lo prego di contattarmi e provvederò subito a rimuovere l’immagine, peraltro meravigliosa)

Il tempo dei bambini

…non corrisponde di sicuro al nostro. E prima lo capiamo prima finiremo di rovinarci la vita. Alzi la mano chi non si innervosisce/arrabbia almeno una volta al giorno (solo!) perchè il figlio sta (a nostro dire) perdendo tempo quando invece noi avremmo già dovuto fare dodici cose diverse? Probabilmente se aveste otto mani le avreste già alzate tutte. Anch’io.

Nell’elenco delle cose migliori ci sono: trasformarsi in un invertebrato mentre mamma ti sta vestendo, mangiare lo yogurt facendolo sgocciolare dall’alto verso la bocca effetto Bungee Jumping, dimenarsi stile tarantola per non farsi legare al seggiolino della macchina. Ognuno di noi avrà i suoi bei problemini che compaiono esattamente quando stiamo per mettere piede fuori di casa magari per un appuntamento effettivamente importante.

Ma ci sono poi quelli che io chiamo tempi di metabolizzazione che tutti i bimbi devono percorrere quando si trovano ad affrontare dei cambiamenti. In casa nostra il cambiamento è arrivato quasi un anno fa quando la tata si è ritrovata a dover dividere mamma e papà con la bambolina. Noi tutti felici perchè non manifestava nessun segno di gelosia o preoccupazione. Poi negli ultimi mesi era tutto precipitato portando la tata ad affrontare un periodo molto pesante dentro di se, mostrando difficoltà ad esternare quello che le succedeva. E’ stato un momento difficile per tutti perchè riuscire ad essere comprensivi dopo un’intera giornata negativa lo sappiamo non è facile. Ma oggi dopo mesi abbiamo sorriso insieme quando improvvisamente ha deciso di ritornare in piscina (aveva voluto assolutamente abbandonare anche quella), senza preavviso. Avevo appena finito il corso con  la bambolina e lei mi ha chiesto di poter entrare in acqua con i bimbi grandi. Così l’ho insaccata nel costume della sorella e abbiamo passato una bellissima mezz’ora. Ci siamo lessati il cervello nell’ultimo mese  per capire perchè rifiutasse di toccare l’acqua (persino l’altra settimana al mare), e oggi lei ha voluto stupirmi come solo una bambina sorridente di tre anni avrebbe potuto fare. Si è addormentata serena guardando un libricino nuovo con foto di animali e dicendomi tutti i loro nomi. Ci siamo ritrovate e ci amiamo più di prima.

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