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Emozioni passate

(Ripubblico un post vecchio di due anni che ho dovuto eliminare per problemi di spam… è un bel ricordo e lo faccio volentieri!)

Sento un sonaglino suonare come fosse un campanello e la tata che dice alla bambolina che è ora di andare a casa. Sento cantare nuove bellissime canzoni. Sento racconti diversi, ho fatto il pane piccolo piccolo, ho dato la merenda allo scoiattolo, ho mangiato le mandorle. Percepisco una bambina serena, vivo una bambina che alle sette e mezza di sera chiede di andare a letto e alle sette del mattino si alza felice senza dover essere richiamata più volte.

E’ iniziata la scuola è la nostra avventura non poteva cominciare in un modo migliore. L’inserimento della tata è durato solo tre giorni, mentre i bambini piangevano per entrare lei era arrabbiata perchè doveva uscire prima. Il primo giorno è rimasta più di un’ora, poi fino alle undici, undici e mezza ed oggi la cuoca ha preparato il pranzo anche per lei. Mamma, io ho mangiato con i bambini. Molta soddisfatta e molto stanca.

L’autunno appena arrivato ci ritrova entusiasti, carichi di energia e di aspettative positive. Anche per la mamma che ha già cominciato a darsi da fare a scuola con un bel lavoro manuale che vi presenterò nei prossimi giorni. Buon autunno a tutti!

Avvento

Sono un po’ le solite frasi, ma anche questa volta siamo arrivati alla fine dell’anno senza nemmeno accorgercene. Ma oltre al freddo e ai panettoni è arrivato per noi il momento della riflessione, dell’introspezione durante l’attesa. Come avevo spiegato lo scorso anno, mi piace far vivere alla mia famiglia queste poche settimane che ci separano dal Natale in modo sobrio, perché la vera Festa deve ancora arrivare. Certo, con i bambini non ci si mette attorno ad un tavolo a riflettere sul significato che questo momento possa avere per noi, ma si può comunque decidere di far vivere loro il tempo dell’attesa, un tempo più buio che ci farà apprezzare maggiormente la Luce che scenderà a Natale.

Non abbiamo ancora la casa piena di addobbi ma al centro del nostro salotto troneggia una bellissima Corona dell’Avvento. L’abbiamo fatta tutti assieme lo scorso fine settimana e per noi segna l’inizia dell’attesa. Ho optato per una corona semplicissima quest’anno, niente fiocchi o decorazioni, solo i rami di un profumatissimo pino argentato e delle candele rosse. Da domenica, tutte le sere fino alla Vigilia, ci ritroviamo attorno alla nostra Corona, accendiamo settimana dopo settimana le quattro candele e leggiamo un racconto tratto dallo splendido libro La luce della lanterna di Georg Dreissig, consigliatomi dalla nostra maestra. Si tratta di una raccolta di brevi racconti, una sorta di Calendario d’Avvento raccontato. Data l’età della mie bambine proporrò però sempre lo stesso brano per tutte le sere. Poi a letto.

Al mattino le bimbe si alzano piene di entusiasmo e di eccitazione e si dirigono subito verso il Regno, il tavolo delle stagioni, che in questo periodo dell’anno diventa un presepe. Ed anche qui l’attesa la fa da padrona. Niente presepe bello e pronto ma ogni giorno vediamo comparire sul telo blu che lo ricopre qualcosa di nuovo. E in questa prima settimana solo elementi del mondo minerale. Alcuni semplici sassi, un cristallo, una bella ametista viola, un sentiero che presto qualche personaggio percorrerà. E sopra a tutto l’angelo, quello blu, quello del silenzio che cerchiamo di fare nostro in queste buie giornate.

Panificare col cuore

Ma anche all’anima e a tutto il nostro corpo. E’ cominciato tutto come terapia familiare per ritrovare il calore nella nostra casa, per dare serenità ad una bimba un po’ troppo pensierosa. Niente specialisti o farmaci ma la prescrizione era chiara: 30 giorni di panificazione. Tutti i giorni…

Non è stato semplice. La prima settimana è stata entusiasmante poi però devo confessare un cedimento da parte mia. L’idea di avere tutti i pomeriggi questo impegno con le bambine iniziava a pesarmi, dovevo starmene a casa almeno tre o quattro ore per poter fare tutto. Ma più saltavo l’impegno più le bambine lo richiedevano. L’attività era diventata parte integrante della giornata, e oggi scandisce il ritmo del nostro pomeriggio tra una lievitata e l’altra.
L’impasto tra le mani, il calore del forno, il profumo della pagnotta e poi il suo gusto… tutti i sensi lavorano e c’è persino chi sviluppa l’udito sentendo i nanetti che lavorano la pasta per farla lievitare.

Posso solo consigliarlo a tutti. Io possiedo una macchina per il pane ed è effettivamente comoda, metti gli ingredienti, premi il bottone e pensa a tutto lei. Credevo fosse già questo un gesto di richiamo al passato, un po’ rivoluzionario, il decidere di non acquistare più il pane ma da quando ho messo letteralmente le mie mani in pasta ho scoperto delle sensazioni positive che mi piacciono e fanno bene a tutti.

Ed ora la nostra ricetta.

Vi serviranno 1/2 cubetto di lievito di birra fresco, un cucchiaino di malto d’orzo (o in alternativa dello zucchero di canna), 450gr di farina, sale, olio EVO e acqua tiepida.

Fase 1: sbriciolare il lievito e scioglierlo in un po’ di acqua tiepida con l’aggiunta del malto. Aggiungere poi circa metà della farina ed altra acqua fino ad ottenere un composto cremoso. A questo punto mettere il recipiente a lievitare per mezz’ora nel forno statico con la sola lampadina accesa (niente temperatura o timer).

Fase 2: dopo mezz’ora l’impasto si sarà gonfiato parecchio. Aggiungete ora un cucchiaino di sale fino e a piacere dell’olio. Io ne metto due cucchiai perchè amiamo un gusto più deciso, in caso contrario mettetene uno solamente. Mescolate bene e iniziate ad incorporare il resto della farina. A questo punto dovrete infarinare il piano di lavoro e cominciare ad impastare manualmente. Se nella prima fase avete ottenuto la giusta cremosità non sarà necessario aggiungere altra acqua. L’impasto dovrà essere morbido e non appiccicoso. Lavoratelo per almeno 10 minuti e poi dategli la forma desiderata (pagnotta unica, panini o quello che suggerisce la fantasia). Ponete il pane sulla teglia che userete per cucinarlo (ricordate la carta forno) e rimettete tutto a lievitare per più tempo possibile (anche due ore).

Fase 3: cucinate il pane in forno ventilato a 200°. I tempi variano a seconda della grandezza. Per la pagnotta intera una mezz’ora, poi vederete voi in base alla doratura.

Ed ora annuso le mie mani che sanno di farina ed olio e aspetto trepidante che il nostro fiore lieviti per poterlo cucinare e soprattutto mangiare a cena.

Pedagogia steineriana

(questo post era stato pubblicato parecchio tempo fa ma causa un bombardamento di spam l’ho dovuto togliere e ripubblicare sperando che lo spam finisca)

La pedagogia nel lavoro di Rudolf Steiner occupa un posto di primaria importanza. Secondo lo studioso, ideatore dell’Antroposofia, il nostro corpo non è che un mezzo per portare a termine il compito che ogni individuo umano deve attuare sulla terra. Steiner identifica nei primi tre settenni della nostra vita il periodo in cui un essere umano può essere educato. In particolare nel primo settennio ognuno detiene all’interno del proprio corpo quelle forze che hanno operato in noi nella vita preterrena. Ecco quindi l’importanza di mantenere vive queste forze per tutta la vita, fare in modo che “il bambino nell’uomo non andasse perduto”. I tre settenni corrispondono a veri e proprio mutamenti fisiologici: la seconda dentizione verso i sette anni, in cui l’essere è principalmente corporeo-animico-spirituale; il raggiungimento della maturità sessuale verso i quattordici anni in cui l’essere è separatamente corporeo-animico e spirituale-animico. Infine verso i ventuno anni con il consolidamento definitivo di muscoli e scheletro l’essere si divide in tre parti distinte, corporeo, animico e spirtuale. Ognuna di queste fasi è così contraddistinta da uno sviluppo fisico e spirituale ben preciso che non devono assolutamente essere confusi nei modi o nei tempi, rischiando magari di anticipare attività inadatte all’età, col pericolo di intaccare l’armonico manifestarsi delle facoltà dell’animo umano: il volere, il sentire e, nel terzo settennio, il pensare.

Questi sono i concetti base su cui poggia l’enorme edificio pedagogico pensato da Steiner ormai un secolo fa. A chi si avvicina per la prima volta a questo metodo educativo consiglio la lettura di Educazione dei figli, edito da Mondadori, in cui sono raccolti stralci di alcune conferenze del filosofo. Si tratta di un testo relativamente semplice rispetto ad altre sue opere, di lettura non sempre facile, ideale per tutti i genitori che comprendono l’importanza di rispettare i tempi fisiologici di crescita dei propri figli senza quelle forzature che la società odierna intrisa di fretta, ci impone.

Per avere più informazioni su Rudolf Steiner, l’Antroposofia e le scuole potete dare un’occhiata a questo sito.

Luce

E’ passato anche il giorno di Santa Lucia, una giornata decisamente buia ma colma di calore. Buia ma non la più buia come enuncia il detto. In realtà la credenza che sia il giorno più corto dell’anno nasce dal fatto che un tempo la Santa veniva festeggiata in corrispondenza del solstizio d’inverno, una decina di giorni dopo, la giornata dell’anno in cui effettivamente c’è meno luce in tutto l’anno. Poi la data è stata cambiata ma la tradizione no.

Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia.

 A casa è arrivato un regalo bellissimo da parte della tata. I bambini a scuola hanno realizzato delle bellissime candele con la cera d’api e se chiedete a mia figlia di spiegarvi come a fatto ti dice “Così”, e fa il gesto di immergere lo stoppino nella pentola della cera e di tirarlo su velocemente “E poi ci si mette in fila”. Far fare le candele ad un gruppo di bimbi è la migliore attività per la loro età. E’ contraddistinta da due pilastri fondamentali per la crescita nel primo settennio: calore e ritmo. Il calore della cera e il ritmo dei gesti e dello stare in fila. Io immergo la mia candela nella pentola e poi mi rimetto in fila. Il tempo che arrivi di nuovo il mio turno e la candela è asciutta e pronta per essere immersa di nuovo. Così, strato dopo strato, fila dopo fila. Le maestre sostengono sia l’attività che i bambini adorano maggiormente durante l’anno e riesce sempre molto bene. La Margherita non vede l’ora sia Natale per poterla accendere e anch’io sono in trepida attesa di sentire il suo profumo.

L’Avvento in casa procede come desideravo, niente luci e suoni, non abbiamo ancora addobbato l’albero (e nemmeno lo abbiamo tirato fuori dalla mini soffitta), il presepe, sul tavolo delle stagioni, sta pian piano prendendo forma, per ora solo minerali e vegetali, oltre ai due primi splendidi angeli dell’Avvento.

Vi mandiamo un po’ del nostro calore!

Un grembiule per una piccola artista

Torno alle mie creazioni! A due mesi dall’inizio della scuola ho finalmente terminato il grembiulino da pittura per la mia tata. Lo stampo è quello classico dei grembiuli colorati che usano tutti i giorni alla scuola steineriana, ma è di colore bianco pronto ad accogliere le macchie colorate che la mia piccola artista gli vorrà donare. Un piccolo vezzo: le tasche colorate. Volevo dargli un po’ di vita da subito così ho pensato ad un tessuto vivace e la destinataria ha ben scelto (in modo guidato!) questa bella fantasia di gufetti colorati che le terranno anche un po’ di compagnia.

Questa mattina è andata a scuola tutta orgogliosa del suo nuovo grembiule e anche un po’ perchè a farglielo è stata la sua mamma (lacrimuccia di commozione). E’ stata anche questa una grande soddisfazione considerato che non so assolutamente cucire con la macchina, è non è andata tanto male (le rifiniture interne per fortuna sono appunto… interne!).

Più cose realizzo sia oggetti, che cibi, più mi vien voglia di farne altri e di produrre da me ciò che ci serve. Ormai entro nei negozi solo per passeggiare quando piove, guardo un prodotto e poi mi dico… ma dai che lo riesco a fare anch’io… più sano e anche personalizzato. Io sarei una intellettuale, liceo classico, laurea in sociologia, lettrice accanita ma tutto questo mi ha portato a desiderare maggiormente di sporcarmi le mani, di fare. Ne parlava la maestra all’ultimo incontro, i bambini non vedono più gli adulti usare le mani, e da chi allora dovrebbero prendere esempio? La concentrazione, il movimento delle dita, allenano il nostro cervello molto più di un testo scritto. E che questo grembiule sia un bel punto di partenza per la realizzazione dei suoi lavori.

Giochi diversi

Diversi da che cosa? Odio la parola diversa ma ormai seguendo la pedagogia steineriana mi sono abituata ad essere definita diversa o alternativa. Quindi se la normalità è rappresentata da giochi che non stimolano per nulla la fantasia del bambino, se è tutto un susseguirsi di plastica, Winx, Barbie, Ben 10, o peggio ancora video giochi violenti (e con violenti non mi riferisco solo agli sparatutto ma a tutte le immagini veloci che violentano la mente dei bambini… e anche la nostra), se tutto ciò è la norma allora siamo ben felici di appartenere all’eccezione. Il giocattolo dovrebbe sempre avere un finale aperto, dovrebbe lasciare al bambino la libertà di dargli un senso. All’asilo della tata non ci sono i giocattoli tradizionali, c’è la casetta, le bambole e tantissimi pezzi di legno che durante l’anno diventano i più svariati oggetti e vengono utilizzati in moltissimi modi. Ne abbiamo alcuni anche a casa, li sta realizzando proprio la tata assieme al suo papà un po’ alla volta: si toglie la corteccia ad un piccolo tronco, lo si affetta in misure diverse e poi si levigano tutti i pezzi con una carta vetrata a grana molto fine… ma di questi parlerò in un altro momento.

Tutti questi legni diventano case e ambientazioni di vario genere ma ci mancavano sempre degli inquilini. Così ecco spuntare le prime due. Sono arrivate qualche settimana fa. Sono delle pecorelle realizzate a ferri. Io adoro gli animali fatti così, o persino scoperto che questa tecnica/mania di realizzarli in Giappone va alla grande e viene chiamata Amigrumi. I pattern li ho acquistati sulla botteghina Etsy di mamma4earth e ce ne sono davvero tanti. Ne ho presi un paio e ho già comperato un bel gomitolo rosa, scelto dalle bambine, per realizzare un nuovo compagno alle due pecore: il colore ve l’ho detto, ci aggiungo che è bello grassottello e si rotola nei posti peggiori. Avete indovinato? A presto con altre creazioni ed altri pensieri.

Angeli

Continuo con la galleria dei miei lavori. Questo angelo è apparso sopra il letto della tata qualche giorno dopo l’inizio della sua avventura a scuola. E’ lì per proteggerla e farle fare bei sogni.

Si tratta di un lavoro che realizzano le mamme dei bimbi nuovi durante i primi giorni dell’inserimento. Si passa un po’ di tempo assieme per conoscersi meglio e si comincia ad entrare nello spirito delle scuola e della pedagogia proprio attraverso il fare, e ancor meglio, il fatto di realizzarlo per i propri figli.

L’angelo è realizzato in pannolenci di lana (non sintetico), maglina di cotone, lana cashmere per i capelli e imbottitura in lana di pecora. E’ molto importante che la bambina trovi questa figura appesa sopra il suo letto da sola, non è un regalo che va incartato o dato, non va detto chi l’ha fatto o dove, arriva da solo per occuparsi di lei. All’inizio era un po’ perplessa e la prima notte aveva anche un po’ paura, ma ora è felice, e non dormirebbe bene se non fosse presente il suo amico.

Lavori in corso

E’ ufficiale, questa scuola non fa bene solo a mia figlia ma anche alla mamma. Da quando abbiamo cominciato (ops… volevo dire ha cominciato), i lavori fervono dentro casa. Ho preso in mano tutti quei progetti iniziati nel paleozoico e mai finiti. Ho guardato la mia casa è ho detto così non va bene, e lavori anche lì. Poi mi vengono in mente di continuo cose nuove e la lista delle cose da fare, che vorrei fare, si allunga. Purtroppo non il tempo a disposizione col risultato che molti impegni (dal blog alle lavatrici) sono stati trascurati. Per farmi perdonare nei prossimi giorni vi farò una galleria delle mie creazioni. Ed ecco fotografata sopra la prima.

Questa è l’ultima nata in casa nostra. Si tratta della nuova amica della mia bambolina che le ha subito dato un nome Bamba… nulla di esotico, si tratta invece di una cosa più importante, la sua prima parola (che non sia mamma o pappa), il primo oggetto che ha definito. Se occorre la traduzione direi che vuol dire semplicemente bambola. Come molti avranno notato si tratta di una bambola steineriana. E’ realizzata in maglina di cotone e ciniglia, imbottita in lana naturale e la cuffietta è fatta a ferri. Il suo vestito fisso la rende adatta a bambine e bambini dagli uno ai quattro anni che non sono ancora in grado di cambiarle i vestiti. I tratti somatici, che riprendono quelli del bimbo a cui sono destinati, sono appena accennati e permettono alla sua mammina di immaginare il suo stato d’animo. Ma soprattutto è realizzata a mano, con tanto amore, nelle ore notturne, una sorta di particolare gestazione.

Forse la mia descrizione si è rivelata un po’ da catalogo, ma si tratta di un oggetto che adoro e che merita un po’ di pubblicità (educativa). Io personalmente ho imparato a fare le bambole un paio di anni fa da una signora bravissima, un’esperienza interessante, che a suo tempo mi ha fatto conoscere la pedagogia steineriana. Se volete approfondire l’argomento non posso non consigliarvi il libro di Karin Neuschütz Bambini e Bambole, utile non solo per imparare a realizzarle, dalle più semplici alle più elaborate, ma perchè parla, nella prima parte del rapporto tra bambini e giocattoli dando anche dei buoni spunti di riflessione.

Spero di essere perdonata per la mia lunga assenza… magari addolcitevi guardando la faccina su in alto.

Il mio primo incontro di classe

Wow! Che emozione, finalmente è iniziato l’anno scolastico e sono stata al mio primo incontro di classe. Ci siamo trovati prima tutti i genitori della scuola assieme ai maestri per le presentazioni e alcune informazioni pratiche. Li in mezzo a tanta gente mi sentivo io al primo giorno di scuola, sembrava di essere alla prima lezione di un nuovo corso universitario dove tutti si scrutano e si chiedono come sarà… soprattutto noi nuovi arrivati. 

Quando ci siamo spostati dentro le aule ed ho visto la stanza dove mia figlia passerà i prossimi tre anni (più avanti anche insieme alla sorella), mi sono commossa. Non l’avevo mai vista “arredata” perchè i colloqui precedenti erano avvenuti durante il periodo delle manutenzioni estive. Chi ha già messo piede anche solo una volta per una festa in una scuola steineriana conosce bene l’emozione che una classe d’asilo può dare: sembra di stare ancora nell’utero materno. Pareti sfumate color rosa e albicocca, teli rosa che come delle vele coprono il soffitto, legno, quello vero, quello di mobili, pavimento e costruzioni. La casa per giocare, le bambole nelle loro culle, l’angolo delle fiabe e soprattutto il tavolo delle stagioni che attende di essere completato per l’arrivo dei bambini.

Siamo stati accolti come in una casa e di fatto è proprio questo che quella stanza vuole essere, una casetta per i nostri bimbi. Loro non utilizzeranno altre stanze, niente mensa, stanza per giocare, stanza per dormire e chi più ne ha più ne metta. Solo la loro casetta dove fare tutto, giocare, cantare, mangiare, ascoltare, sentire.

L’incontro è stato tranquillo, rilassato ma intenso. Genitori desiderosi di imparare, conoscere e crescere per migliorare la vita propria e quella del figlio. Sembra di conoscersi tutti da sempre. La maestra ci ha raccontato un po’ di cose sui bambini che comporranno la classe, ha ribadito l’importanza del lavoro coerente che famiglia e scuola devono portare avanti e ha cominciato a parlarci in concreto della pedagogia e delle attività che i bambini vivranno quest’anno passando di “festa in festa”.

Ho capito che l’impegno sarà grande. Incontri pedagogici ogni quindici giorni, incontri di classe tutti i mesi, attività artistiche e culturali a non finire, turni di pulizia delle aule, del giardino, preparazione delle feste. Questa scuola è nostra è anche un po’ mia, niente è calato dall’alto, non ci sono le classiche figure autoritarie (presidi, direttori…), la famiglia non vive passivamente ciò che la scuola propone, ma è parte integrante di essa.

Ho l’impressione che sia cominciata un’esperienza meravigliosa non solo per la mia bambina ma per tutti noi che avremo l’occasione di mettere in discussione quello che siamo stati fino ad oggi.

Ora non mi resta che completare il corredino (devo ancora fare il grembiule), prendere per mano Margherita e sostenerla nel suo percorso di crescita. Buona scuola a tutti!

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