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Torniamo all’elenco

Si lo so ciclicamente sta storia dell’elenco salta fuori, ma continua a dare i suoi frutti, perchè smettere allora? Ultimamente il depennare le voci dalla mia lista, più virtuale che cartacea, sta diventando più di un semplice modo per organizzarsi e mandare avanti le varie faccende, diciamo che ormai lo considero una terapia. Una mia nuova filosofia di vita … decluttering, lo chiamano così in rete, nei blog, sui vari social. Una parola moderna per un concetto decisamente molto più vecchio: liberarsi da ciò che non ci serve realmente, trovargli una nuova collocazione, mettere ordine e far sparire quello che ci impedisce di andare avanti. Perché lo sappiamo bene ormai da tempo che il dentro e il fuori vanno di pari passo. Quei soprammobili che odiamo così tanto e sappiamo di dover far sparire in realtà recano disturbo più all’anima che alla libreria. Così per non sbagliare mi sono messa in testa di “declutterare” (si potrà dire così?!?) su più fronti tanto per essere sicuri di non lasciare nulla al caso. Una casa piena di oggetti da far emigrare, un fisico pieno di tossine da mandare in vacanza e una mente da svuotare dai pensieri pesanti. Mobili che si spostano, libri da leggere, frutta e verdura come se piovesse e moltissimi post in arretrato da mettere nero su bianco compresa qualche ricettina in arrivo nei prossimi giorni. Tante cose da su cui scrivere, il lavoro, il mio esperimento nel mondo del crudismo, il mio nuovo ufficio in costruzione… mi sembra l’anteprima di un film… ecco è un trailer delle prossime puntate autunnali… sono stata abbastanza accattivante?

La (mia) normalità distorta

Si, distorta è il termine più adatto per definire la mia normalità. Perchè se io donna di trent’anni (abbondanti), moderna, un po’ femminista, alternativa e in lotta col fisico dopo le gravidanze, vedendo la foto sopra ho fatto un sussulto, questo dimostra che nonostante l’emancipazione, l’università e il resto the big brother è riuscito a tarlarmi il cervello. Siamo onesti, chi non ha pensato come prima cosa vedendo la foto che il soggetto è un po’ in sovrappeso (per dirla con delicatezza, in realtà il nostro cervello ha detto “grassa”!). Che tristezza! E’ una bellissima ragazza, sicura di sé, occhi color del mare, capello perfetto per il luogo, spalle dritte, seno generoso, ma decine di anni di riviste, pubblicità e cataloghi hanno insegnato al mio cervello che una foto così è strana.

Specifico. Si tratta della nuova campagna pubblicitaria di H&M per i costumi da bagno linea curvy dalla taglia 46 in su… perchè al mare non ci vanno solo quelle con la 40! Bravi! Dopo aver scelto come testimonial per l’estate Beyoncé Knowles, che sulle sue curve ha costruito un impero, ecco una modella che rappresenta bene la realtà delle donne di oggi! Dopo quelle deprimenti foto di manichini che spesso mi danno l’idea di malsano e malaticcio, ecco arrivare con la stagione estiva il giusto calore. Speriamo di farci l’abitudine!

P.S. Pensiero numero 1: “Beh! Ma io sono mo(ooo)lto più magra!”… che nasconde, in verità, il pensiero numero 2: “Fossi io così sicura di me!”. Baci!

Normalità

Le mie bambine allattano le loro bambole che fanno pipì nei pannolini lavabili. La Tata lava un bavaglino e lo strizza sulle piante per non sprecare l’acqua. E’ ghiotta di uvetta e al mattino esordisce con “Grazie mamma, hai fatto la torta buonissima!”. Sa gettare le immondizie con naturalezza: la carta nel giallo, la plastica nel blu. Canta, canzoni di fiori, farfalle e leprotti e le insegna alla sorella. Il triciclo e il monopattino si devono fermare per fare rifornimento di… metano. Sanno che frutti e fiori nascono dai semi perchè li hanno piantati. Il più bel regalo che puoi fare loro è un pezzetto di impasto che alla sera ritrovo sul tavolo con un colorito un po’ scuro ma morbido ed elastico perchè lavorato con amore e determinazione. Non comprendono il senso della cattiveria, il perchè a un “Posso giocare con voi?” al parco giochi c’è chi risponde “NO”, ma la Tata fa spallucce e torna a correre per conto suo più perplessa che dispiaciuta. E non comprende nemmeno perchè qualcuno mangi le mucche o perchè per strada circolino camion di pulcini. Crede che i giocattoli li facciano le mamme e che i nanetti passino di tanto in tanto in questa casa.

Questa è la loro normalità, quella lontana dal biberon, dalla plastica, dagli omogeneizzati, le merendine, le Barbie, la televisione, l’inquinamento. A noi piace così!

Un uovo e la crisi che avanza

Non so voi ma quest’anno il cioccolato in casa nostra scarseggia (non che io mi metta a piangere per questo). Abbiamo appositamente richiesto ai nonni di non prendere uova alle bimbe ma alla fine nessuno le acquistate nemmeno tra amici e parenti. Sono arrivati tanti bei pacchettini tutti ornati con un bel ovetto Kinder e le bimbe hanno potuto così scartare qualcosa. La scorsa settimana sono andata con molta riluttanza al supermercato a prendere un uovo alle bimbe. All’inizio ero contraria ma poi mi sono immaginata la loro faccia trovandolo al mattino in soggiorno e mi sono decisa. Niente di sfarzoso o famoso… tanto lo sappiamo che quello che preferiscono e l’atto dello scartare. Comunque, ritornando al mio giro uova, sono rimasta a dir poco sconvolta e nauseata… sarà che vivo un po’ fuori dal mondo ma da quando un uovo per bambini costa più di 10 euro?!? Si e no 200 grammi di scarsissimo cioccolato con sorpresa made in china annessa venduti ad un prezzo anche sei volte superiore di quello di una tavoletta di cacao pregiato.

La crisi però ha risolto la questione e molti, visti i pacchetti ricevuti, hanno convenuto che spendere quelle cifre non valeva la pena, meglio un libretto o una maglietta e un piccolo ovetto simbolico. Io stessa a mia nipote ho fatto una crostata piena di cuoricini e con il suo nome sopra, una bella carta trasparente con fiocco colorato ed un ovetto in bella mostra.

Mentre pensavo di aver passato la Pasqua incolume dalle calorie, sta mattina faccio un saltino di fretta al supermercato (sempre lo stesso) per prendere dei kiwi. Avrò speso credo due euro al massimo ma mentre sto riponendo in borsa il portafoglio la cassiera tira fuori dalla magica borsa nascosta sotto la sua postazione un uovo grandicello e lo regala alla bambolina. L’ha preso tutta trionfante con le manine e non riusciva a contenere l’emozione. Uovo e bambina erano alti quasi uguali ma lei imperterrita se lo è portato in macchina da sola e non lo ha mollato nemmeno quando si è addormentata sul seggiolino. L’apertura a casa è stata una festa (se lo scopre sua sorella che era all’asilo…), la sorpresa per fortuna carina.

Insomma persino i negozi sono ridotti a regalarti le uova e se mettiamo da parte l’emozione di una bimba, non ci restano che l’amarezza per una crisi che non si ferma nemmeno davanti al cibo e 6 euro in tasca (quelli che avrei speso per l’uovo)!

Festività e riflessioni

Che titolo importante e pieno di argomenti da trattare. Ma questo è un periodo di fermento, luci ovunque, giocattoli in ogni dove, shopping sfrenato e addobbi a tutto spiano. E via di post che parlano di calendari dell’Avvento, corone, presepi, alberi, regali, addobbi, biscotti, fai da te… Ieri leggendo qui e lì ho appuntato un concetto tanto importante e così banale da non averci mai pensato. L’Avvento non è una festa, non è il Natale ma solo un tempo di attesa, preparazione personale, di accoglienza. Ho deciso di discostarmi quindi dal pacchetto luci colori suoni che ci circonda appena mettiamo il naso fuori di casa, e voglio creare una bella atmosfera di trepidante attesa dentro le mura domestiche.

Mi piacerebbe invitare anche chi legge questo post a cercare di fare altrettanto, magari una sola azione, e di volerla condividere qui anche se magari fino ad oggi è rimasto timidamente nascosto senza commentare queste pagine. Magari anche con un post sul’argomento nei vostri blog e inserendone semplicemente il link tra i commenti. La vera attesa, quella che abbiamo dimenticato a favore di un momento troppo spensierato dimenticando che la festa arriverà il giorno della Vigilia. Che allora avrà senso accendere le luci dell’albero, mangiare i dolci e lasciarsi andare alla gioia, all’arrivo di qualcosa che attendiamo da tanto. Non solo una statuina in una mangiatoia ma una novità che parte da noi stessi, che abbiamo avuto modo di elaborare in queste settimane di Avvento.

Testarda

Non si tratta dell’ultimo successo di una cantante italiana ma del mio aggettivo preferito, quello che quando me lo sento dire (come critica), io considero un grandissimo complimento. Scrivo ispirata dal tema del mese di genitoricrescono, genitori contro tutti. Perchè ammettiamolo, lì fuori è proprio una guerra, fatta di scontri e di battaglie che perdureranno nei secoli. C’è sempre stata e sempre ci sarà. Nessuno vincerà mai il Nobel per la Pace per aver messo fine alla diatriba genitori/resto del mondo… peggio di una partita a Risiko. E per genitori non si intende l’insieme di questi ma una singola coppia mamma-papà che si trova a dover discutere e giustificare ogni respiro che compie il proprio figlio e ogni pensiero a lui rivolto.

Elenco: se non allatti sei egoista e tuo figlio resterà traumatizzato a vita, se allatti per due anni sei egoista e tuo figlio resterà traumatizzato a vita . Se pulisci bene casa non hai altro di meglio da fare nella vita, se non riesci a pulire trascuri la casa. Se stai a casa a crescerti i figli sei una casalinga fallita senza aspirazioni, se lavori tutto il giorno fuori casa sei una sconsiderata carrierista che non pensa alla famiglia. Se cominci a svezzare con la carne dovevi usare il pesce, se usi il pesce… era meglio la carne. Se lo prendi troppo in braccio lo vizi, se non lo fai poverino perchè lo lasci piangere così. Se impara a contare presto hai bruciato una tappa fondamentale della crescita se non lo fa resterà indietro a vita.

Era impossibile allattare la bambolina, non si attaccava bene, faceva il disastro e i dolori erano tremendi. Smetti che perdi tempo, non ne vale la pena, tanto è uguale. Per due mesi mi sono tolta il latte dieci volte al giorno per darglielo e man mano che le settimane passavano la bambina prima si faceva una poppata al seno al giorno, poi due e magicamente un giorno ho messo in scatola il tiralatte.

So di fare molte scelte importanti controcorrente per quel che riguarda la crescita della mie bambine. La scuola, l’alimentazione, i giochi e tutti i giorni mi scontro con qualcuno che critica il nostro modo di educare e di vivere. Io non combatto più di tanto lo trovo inutile, chi vuol capire lo fa, e gli altri che continuino pure per questa corrente comune che a guardarci attorno ci sta mandando solo in rovina. E non mi arrabbio anche perchè ho capito che chi mi critica, chi critica la scelta di un genitore e forse solo un po’ invidioso della nostra fermezza, della nostra sicurezza nel prendere una strada, perchè molti al giorni d’oggi, in qualsiasi contesto, non lo sanno fare e prendono per buono quello che fa la massa.

Essere testarda mi ha aiutata molto, perchè nel delicato mestiere di genitore basta poco, una critica, un commento, per farci rendere dubbiosi del nostro operato. Il mio istinto mi ha sempre dato ragione e anche quando non ottenevo il risultato sperato, mi ha sempre guidato nel modificare in corsa la rotta.

Quando da piccoli io e mio fratello ci intromettevamo nei discorsi dell’altro mia mamma diceva, avvocato non chiamato con un calcio fu pagato… peccato sia solo un modo di dire!!!

Questo posto partecipa al blogstorming.

Notturno estivo

Il giorno, la notte, il sonno, la stanchezza, il tempo che impegnamo per gli altri e quello che resta per noi.

Mi sveglio tutte le mattine alle 6 e 30 per allattare la bambolina; se sono fortunata riprende sonno vicino a me altrimenti la giornata inizia a quell’ora. Alle 7 e 30 si sveglia la tata che corre in camera mia e mi chiede tutti i giorni dove sia il papà e io tutti i giorni le spiego che è appena andato al lavoro. Di solito tutto ciò sveglia la sorellina e così tutti in piedi. Sto con loro fino alle 18 e 30, non ho nessun aiuto, parenti o baby-sitter e colf, quando arriva papà ci si lava, si mangia e poi si tenta di metterle a letto prima possibile ma spesso la “grande” regge fino alle 22 (o più). A quel punto c’è un relitto di madre che naviga per casa e un marito che vuole cacciarla a letto per farla riposare. Ma in quale momento della giornata io trovo il mio spazio? Quando leggo un libro, scrivo un post (è mezzanotte passata), faccio il cambio di stagione o qualche pulizia più accurata? Spesso mi trovo sveglia fino a tardi per poter avere qualcosa di mio, per poter sentire di avere una vita di persona e di donna e non solo di mamma. Ma alle 6 del mattino la mia giornata ricomincerà e cinque ore di sonno non sono nulla per chi passa la giornata a sentire bambini piccoli piangere e lamentarsi, gridare e fare quello che fanno a quell’età. Così mi chiedo cosa sia giusto. Molte di noi hanno sacrificato la propria vita professionale per seguire i figli, e ci scontriamo ogni giorno con chi pensa che in casa non ci sia nulla da fare, con i “ah… ma tu non lavori” che rendono il nostro impegno continuo (ditemi un altro lavoro che si fa per 24 ore al giorno) ancora più pesante. Se a questo devo aggiungere anche la rinuncia a quei pochi gesti che mi fanno ancora sentire una persona degna di questa definizione, di me non rimane nulla se non un mare di gomitoli mai lavorati, una pila di maglioni ancora da inscatolare ed un esaurimento fisico e mentale.

Quindi, dormo per sopravvivere, o non dormo per potermi sentire viva?

Amo e odio le liste

A mio marito viene un attacco d’ansia ogni volta che mi vede girare per casa con carta e penna (ormai obsolete in quest’era pigro/digitale) perchè sa che sto per pronunciare la frase “facciamo un programmino?!”. Devo essere una di quelle finte maniache del controllo, finte perchè in realtà fra queste mura sotto controllo c’è ben poco, una ossessione ereditaria perchè io ricordo sempre decine di liste e di bigliettini in giro per la cucina di mia mamma, ancora oggi. Però scrivere mi ha sempre servito, anche ora che lo faccio con la tastiera, rende le cose più concrete… e poi adoro depennare gli impegni compiuti… impegni, programmi, progetti… wow, si possono depennare anche sul pc.

Le mie liste risultano sempre infinite col risultato che di venti cose poi ne faccio forse mezza. Negli ultimi giorni ho capito di avere la necessità di abbassare le aspettative a breve termine e di concentrarmi su poche cose fattibili. Ho due mensole di libri ancora da leggere, molti anche iniziati, ne ho scelto uno lasciato a metà e ho deciso di finirlo. Ho mille progetti creativi per la bambine, ne ho scelti uno a testa: il regalo per il primo compleanno della bambolina e il corredino da asilo per la tata che a settembre comincia la scuola materna steineriana. Ho una casa disastrosa e scomoda, ho scelto una stanza, il bagno e per il momento mi occuperò di migliorare quello. Tutte le sere devo programmare la lavatrice, tutte le mattine devo mettere i panni lavati in asciugatrice e al pomeriggio piegarli e riporli. Devo fare da mangiare per la mia famiglia, la lavastoviglie e i rifiuti li devo delegare al mio compagno. Porterò le bambine in piscina, continuerò le lezioni di acquagym per me stessa. Non devo fare altro, non devo pretendere di fare altro, non devo essere delusa se non riesco a fare altro, non deve importarmi se sembra che agli altri riesca tutto (perchè alla fine non è così, appunto, sembra). Alla fine ho fatto di nuovo una lista. Vado a caricare la lavatrice!

Non facciamoci derubare

Non mi viene in mente titolo migliore. Negli ultimi giorni si è sentita la notizia di una mucca modificata geneticamente in un laboratorio di ricerca cinese che grazie ad una “aggiustatina” sarebbe in grado di produrre latte umano. Mi sento depauperata di un mio diritto di nascita, della mia unicità come madre di poter provvedere al sostentamento dei miei cuccioli. Ci hanno fatto credere per decenni che grazie al latte artificiale potevamo essere liberate dal fardello dell’allattamento al seno per poterci emancipare ed avere le stesse opportunità di un uomo… ma chi le vuole. A nessuno è mai interessato aiutarci, direi piuttosto che l’intento è approfittarsi della fragilità di una puerpera per vendere pessimi surrogati materni e diventare una tra le più grandi multinazionali al mondo. Ti aiuta chi ti sostiene nell’avviamento di un sereno allattamento, ti aiuta chi ti permette di farlo per molti mesi senza essere discriminata, ti aiuta chi non ti fissa in malo modo perchè hai mezza tetta fuori in un angolo del centro commerciale (a pochi metri da una pubblicità con una stangona mezza nuda… ma a questo siamo ormai anestetizzati). A mio avviso ci hanno fregate. Con sta storia del femminismo, della carriera, degli uomini che sono in grado di fare tutto… un uomo può far alzare le azioni in borsa, può far morire di fame nazioni intere, può inventare il latte in polvere, può persino far fallire un continente intero. Io posso solo tenere in vita un altro essere umano dentro di me per nove mesi semplicemente respirando… chi è che ha veramente i superpoteri?

Tra il dire e il fare

Niente mare nonostante la stagione calda. Io mi sento piuttosto di scrivere che tra il dire e il fare c’è di mezzo la vita. E’ sabato, adoro il sabato, lo vivo sempre con serenità, riesco a godermi la giornata perchè so che anche il giorno dopo è festa e non c’è quella tristezza del domani si ricomincia tipica invece della domenica. Ho passato la mattinata a dividere cinque quintali di pasta per il Gruppo di Acquisto, ho pranzato giapponese, pomeriggio spesa abbondante mensile, mezza provincia attraversata per trovare un distributore di metano aperto. Domani dai nonni. Sabato prossimo da una carissima amica in dolce attesa, domenica altri amici e week-end seguente grigliata di condominio. Poi ho in lista un matrimonio, il primo compleanno della bambolina, le ferie al mare.

Ho sempre l’impressione di non controllare nulla, le cose arrivano e le faccio con un automatismo che oggi mi dà la nausea. Sono settimane se non più che continuo a dire all’uomo che vive con me che il prossimo week-end ci dedichiamo ai lavori di casa e lo voglio sul serio. Avevo parlato dei miei progetti di riordino degli spazi per facilitare la vita delle bambine e quindi la mia. Ho una stanza svuotata per i tre quarti, il progetto di un armadio a muro, il sogno di una vita pratica, semplificata e zen (la parola dell’anno per me).

Ricordo un telefilm, quello delle streghe, una delle sorelle poteva bloccare ciò che voleva, e io vorrei fermare il tempo a volte, o dilatarlo per riuscire a fare tutto come Ermione in un qualche episodio di Harry Potter. Invece non faccio nulla e persino scrivere un post diventa un’attività notturna quasi clandestina nel silenzio della nostra casa. Avrei voluto scrivere di tutti i progetti che pensavo di realizzare ma oggi è così e domani è un altro giorno (lei si che era una tosta… però aveva la servitù in casa quindi non conta!!!).

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