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Se il mondo cambia

Quando va tutto bene diamo per scontato ciò che non lo è. Il week-end è finito portandosi via il bel tempo, le belle speranze e le vite di qualcuno. Sta volta non è capitato lontano, non erano gli altri, è stato il nostro Paese ad essere colpito. Non sono superstiziosa e non mi metterò a cercare corrispondenze nel calendario Maya, ma che siamo di fronte ad un enorme cambiamento non lo si può negare. E’ arrivata la crisi (non da sola su un treno in ritardo, ma accompagnata e coccolata da chi ce l’ha creata sotto i piedi), ma la crisi non è il panico, non è la negatività, è solo una separazione, una rottura con ciò che c’era prima e che ora non va più, è una scelta che ci troviamo obbligati a fare. Non abbiamo deciso noi da soli di arrivare fino a questo punto ma possiamo decidere come andare avanti. Tutte le nostre giornate sono piene di crisi e noi scegliamo e modifichiamo la nostra vita a partire da esse.

Anch’io ho deciso di scegliere, ho scelto il downshifting, ho scelto di tornare al mondo che c’era prima che gli altri ci dicessero come dovrebbe essere. Riprendiamoci la nostra vita, il nostro pianeta, il nostro equilibrio.

Quando finiscono le code…

… e i portafogli si riempiono di carta. In parole povere… effetti della crisi. Nessuno ha notato che negli ultimi periodi non si fa più la coda in nessun posto? La gente sta stringendo la cinghia a causa del brutto periodo che tutti stiamo vivendo e di conseguenza i negozi si sono svuotati. Non mi era mai capitato in tutta la mia vita. Al supermercato nelle ora cruciali, dove prima stavi venti minuti almeno in fila alla cassa, ora c’è il deserto. Avete presente il banco di salumi e formaggi con quella ressa che pur di evitarla siete diventate vegane? Il Sahara. Sono stata un paio di volte dal dentista (ahi!), neanche il tempo di togliermi la giacca ed ero già sulla poltrona del dottore con tanto di assistente che mi teneva in braccio la bambina per distrarla durante la mia visita. Come tutte quelle che girano con figli al seguito mi trovo sempre ad uscire di casa in anticipo per evitare sorprese dell’ultimo momento… nessun problema sono arrivata in un posto con mezz’ora di anticipo e mi hanno fatta accomodare subito (tanto non c’era nessuno).

Se le code sono sparite e i nostri soldi scarseggiano, in compenso c’è altro che occupa il portafogli… gli scontrini. Mai come ora mi sono resa conto di quanti luoghi ne facevano a meno perchè magari si trattava solo di pochi spiccioli, un caffè, il pane, un kg di mele. E io colpevole come molti non mi accorgevo neanche se questo pezzo di carta mi tornava indietro assieme al resto. Era ora! Anche se devo dire che con gli aumenti di fatturato che si sono sentiti al telegiornale dopo le ispezioni/assalto della GdF sarà meglio cominciare a piantare qualche albero in più. Sia mai che “troppa” onestà peggiori la situazione nella foresta Amazzonica.

Far quadrare tutto

Quando invece si ha l’impressione che non quadri proprio nulla. In questo periodo sto facendo una ricerca per il nostro GAS per trovare dei nuovi fornitori e più cerco e mi informo più mi rendo conto ci sono un milione di variabili da far coincidere che in comune però non hanno nulla. Tutti noi non siamo di sicuro portati a spendere più del necessario soprattutto in questo periodo neretto e vorremmo magari mettere in tavola solo cose buone e soprattutto sane, magari prodotte nel rispetto dei lavoratori e anche dell’ambiente (per non dimenticare il KM ZERO). Più cerco qualcosa che assomigli alla descrizione qui sopra più mi accorgo che non esiste. Ci lamentiamo che stiamo perdendo il lavoro, che non possiamo essere concorrenziali coi prezzi degli asiatici e via dicendo ma difficilmente siamo pronti a mettere mano al portafogli per far tornare in equilibrio un sistema che se funzionasse gioverebbe a tutti. Siamo egoisti ma non ci rendiamo conto che questo atteggiamento ci danneggia solamente. Su un volantino di un ipermercato questa settimana c’è la pasta a 0,30 € alla confezione. Non occorre essere un economista per capire che qualcosa in quei trenta centesimi non torna. La pasta già confezionata non può costare meno della farina usata per produrla. Quindi mi chiedo: di che farina si tratta? In che condizioni è stata prodotta? Quanto è stato rispettato il lavoratore che l’ha prodotta? Da dove viene? Potremmo continuare all’infinito. Il mondo va a rovescio e noi lo aiutiamo a farlo.

Per quel che mi riguarda ho cominciato a stilare una lista di ciò che serve veramente alla nostra famiglia per nutrirsi, ciò che devo acquistare, e ciò che possiamo preparare noi a casa. Il mio scopo (laborioso) è quello di dimostrare che comprando le poche giuste cose di qualità pagate equamente è possibile spendere meno che facendo i tradizionali acquisti al supermercato i cui prezzi sono sempre apparentemente concorrenziali. E’ solo un altro piccolo passo sulla mia via per la Decrescita e sulla necessità di vivere bene e soprattutto serenamente senza dover essere dipendente da cose che il mercato ha scelto per me.

La crisi non è che una rottura che prevede di conseguenza un cambiamento… e io sto lavorando per questo.

Ritornare

Sono sparita per un po’ perchè non sapevo cosa scrivere. Sembra una frase forte e decisamente poco costruttiva per chi ha un blog ma è così. Nell’ultimo periodo credo di aver perso di vista le vere motivazioni per cui avevo cominciato a scrivere. Così dopo aver riflettuto su me stessa (cosa non facile con tutte le cose di cui dovrei occuparmi) ho capito che la mia “necessità” è trovare un canale di comunicazione con il mondo. Sono una casalinga per scelta degli altri (come avevo già raccontato ho perso il lavoro all’arrivo della mia prima figlia), e vivo ahimè in un Paese dove essere una donna di casa è parecchio mortificante. Non solo, ma se quando entrambe le bambine saranno a scuola vorrei rimettermi in carreggiata per ottenere la mia legittima indipendenza economica, non credo che ci riuscirò perchè non è previsto da questa orrida società in cui viviamo. Così scrivere la mia vita su un blog e cercare di comunicare con altre donne come me (ma anche uomini!) mi fa sentire parte di un universo. Tutti vogliamo essere unici ma siamo animali sociali ed abbiamo bisogno di inserirci in un gruppo. Il mio è qui sul web!

Ho visto che ci sono parecchi contatti sulla mia pagine web ma solo pochissimi hanno lasciato un commento o un saluto. Io vi chiedo questo: mi impegno ad essere presente qui per voi il più possibile ma voi che mi leggete fatevi avanti, sapere che sto scrivendo per qualcuno ma anche parlando con qualcuno mi darebbe una gioia immensa.

Sono una donna, e per noi donne ogni cambiamento comprende una visita dal parucchiere, voi che dite, lunghi, scalati, mossi e rossi oppure caschetto con frangia lunga e colpi di sole…. sono indecisa (che novità)!!!

Speriamo che (vogliano che) sia femmina!

Aspettavo l’arrivo della bambolina e mentre vagavo per il mondo con il mio pancione una conoscente in un negozio parlando mi chiede se aspettassi un maschio o una femmina. Io tutta contenta le rispondo che stava arrivando la seconda bambina e lei (a disagio) mi dice “Ah…be’… va bene lo stesso” con l’aria di chi ti compatisce perchè ti sta capitando una disgrazia. Mio marito in passeggiata con la piccola incontra un’amica che non vedeva da tempo e non sapeva avessimo avuto un’altra tata. “Be’, ma il maschio vedrai che arriverà” partendo poi in un comizio sull’essenzialità di avere figli maschi, che sono meglio delle femmine e chi più ne ha più ne metta.

Quando le persone sanno che ho due femmine la domanda è sempre la stessa: “E tuo marito cosa dice? Si aspettava il maschio vero!?!”.
L’elenco è lungo. “Farete il terzo per cercare il maschio?”, “Chissà quanto ci tiene il papà al maschio”, “Bisogna farne subito un altro perchè questa è femmina”, “E il cognome? Chi lo porterà avanti?”.
La cosa che mi preoccupa di più è che la maggior parte di questi discorsi non escono dalla bocca di qualche nonno anzianotto legato a tradizioni decisamente arcaiche, ma si tratta di donne, per lo più giovani.
Se è esista o meno ancora una questione femminile come si chiede Silvia di genitoricrescono non lo so ma di sicuro nell’occidente secolarizzato c’è ancora chi (e direi sono tanti) pensa che avere una figlia femmina sia evidentemente una disgrazia, una cosa brutta da compatire. E se sono le donne stesse a dirlo è evidente che questo donne non avranno una grande considerazione di se stesse e mai potranno trasmettere alle loro figlie la bellezza dell’essere donne, la forza che porta dentro chi è capace di dare la vita, la certezza di essere una cosa buona e non una disgrazia. Quando faccio le passeggiate con la mia amica tutti a dirle “Che brava! Hai fatto la coppietta! Un maschio e una femmina!”. Mentre io una volta ho sentito delle parole orrende e vergognose “Ma tua moglie non è capace di farti un maschio?”, l’avessero detto a me a quest’ora sarei in galera per la reazione (comunque, ad essere pignoli, se questi maleducati avessero studiato un po’ meglio biologia al liceo saprebbero che non è certo colpa di mamma il sesso dei bimbi!!!).

Sta mattina vado in un ufficio per compilare dei moduli. L’impiegata mi fa “Mi dice il nome di suo marito, l’intestatario della bolletta?”, rispondo “Ma veramente il contratto è a mio nome”, “Ah si?…Bo’!?” con aria interrogativa. Finirà mai questa storia? “Bo’?”, con aria afflitta!

Questo post partecipa al blogstorming.

P.S. A voi cosa dicono se avete figlie femmine? Perchè non lo condividete qui sotto? Sono curiosa…

Si ricomincia!

Mai come quest’anno mi è capitato di sentire così poco il passaggio dal vecchio al nuovo anno. Sarà perchè tutti i festeggiamenti in programma sono stati spazzati via da febbre, tosse e raffreddori vari e a mezzanotte eravamo io e mio marito con una bottiglia andata a male di Prosecco, una torta (buonissima!) e Carlo Conti in tv con musiche da trenino annesse, ma non mi sono resa conto che il 2012 è arrivato… non ho ancora nemmeno comprato la mia piccola Moleskine settimanale che negli ultimi anni è sempre stata indispensabile come l’aria. Sarà che a dicembre finisce il mondo (ah!) è non ho decisamente fretta che arrivi. Insomma proprio quest’anno che dopo due gravidanze e mille peripezie doveva essere quello del recupero (fisico e psichico in egual maniera… e necessità), non l’ho ancora digerito.

Fatto sta che da domani si ricomincia a regime. Piero torna al lavoro (sigh!), Margherita all’asilo (doppio sigh!) e io e Camilla ci ritroviamo di nuovo impegnate a crescere, ognuna a suo modo. I propositi per quest’anno sono moltissimi come sempre, da perdere dieci chili in stile Bridget Jones, ad avere una casa perfetta alla Bree Van de Camp, da leggere milioni di libri, fino a ritrovare un buon punto di equilibrio. Ma ho scelto di non fare progetti e tutto ciò che arriverà di positivo e negativo sarà un gran dono che mi aiuterà a sentirmi viva. Buon anno a tutti.

Aprire gli occhi!

Si sa, quando arrivano i bambini molte di noi iniziano a riflettere su temi come ecologia o biologico, perchè ci rendiamo conto che mai vorremo esporre i nostri piccoli  a tutte le schifezze che negli ultimi anni mangiamo e respiriamo. Nelle ultime settimane ho iniziato a leggere un nuovo blog di Michela, una mamma molto sensibile a ciò che riguarda la naturalità delle cose. Si tratta di A casa con la mamma, un blog che mi ha dato molto da riflettere soprattutto su quello che metto ogni giorno nel piatto.

Fra un paio di mesi inizierò lo svezzamento di Camilla e vorrei trovare il modo migliore per alimentarla facendola crescere sana e felice. Margherita sta crescendo con una dieta varia, frutta, verdura, legumi, cereali esclusivamente bio come pure i latticini e le uova, ma il mio “tormento” per così dire, sono il pesce e soprattutto la carne.

Ho sempre considerato i vegetariani come persone particolarmente sensibili alla vita degli animali, ma la consideravo una scelta “esotica” perchè in fondo siamo onnovori e se il buon Dio ci ha dato a disposizione la carne per poterla mangiare non c’era nulla di male. E forse se uno si ferma ad un pensiero superficiale il mio ragionamento non era da considerarsi così sbagliato. Ma quando ho scoperto di essere limitata sull’argomento e di avere decisamente torto, tutto il mio sistema alimentare/famigliare ha subito uno scossone, per non dire un vero e proprio terremoto. Non avevo mai visto il problema in termini di impronta ecologica, equità sociale e salute. Non sapevo che ci volessero circa sedici chilogrammi di soia per avere una bistecca di manzo, e quanta acqua, terre da coltivare per produrre mangimi col risultato di contribuire in modo pesante a portare la fame in intere aree del mondo e di disboscare patrimoni naturali.

Non ho mai mangiato molta carne, anzi giusto mio marito mi faceva notare che la cucino poco circa una volta la settimana, arriviamo a due solo se prendo del prosciutto cotto. Non parliamo del pesce poi che preparo, se mi ricordo di comprarlo, due volte al mese. Non mangio formaggi e non posso bere latte vaccino, giusto qualche yogurt. Insomma senza rendermene conto il mio stesso organismo mi ha dato un segnale, non facendomi sentire la necessità di prendere quei prodotti. Così ora sono alla ricerca di un modo sano per svezzare le mia bambolina ma anche per sfamare il resto della squadra. Spero che chi ci è già passata possa darmi qualche consiglio.

Novità

E’ passato più di un mese, non ho continuato a scrivere le istruzioni per la realizzazione del maglione (che peraltro non ho ancora finito), non ho continuato a scrivere proprio nulla… però ho in serbo grandi novità di cui vi parlerò nelle prossime settimane e sono sicura che verrò perdonata per la mia lunga assenza. Per il momento auguro a tutti un 2011 ricco di serenità e di forti emozioni!

Sdegno

Oggi lascio da parte le verdure e i lavori a maglia per esprimere il mio sdegno per i crolli avvenuti in questi giorni di pioggia nel sito archeologico di Pompei. Che l’Italia non fosse un Paese meritocratico lo sappiamo bene tutti ma credo che non sia nemmeno meritevole. Meritevole di possedere la maggior parte delle opere d’arte di questo mondo, meritevole di possedere il patrimonio artistico che si ritrova in casa. E’ vergognoso che anzichè essere onorati di custodire simili tesori e curarli perchè il mondo intero possa fruire della loro magnificenza, li lasci cadere in rovina e poi se ne lavi le mani… visto che abbiamo sentito tutti che non è colpa di nessuno se è crollato qualcosa che stava lì tranquillo da duemila anni. Non mi interesso di politica e non parteggio per nessuno in particolare, ma mi piacerebbe molto sapere come questo Paese vada avanti e se qualcuno dei politici stia facendo qualcosa di buono per i nostri figli. Ma l’unica cosa che mi è data sapere è chi va a letto con chi o se ha litigato con qualcuno. Possibile che l’Italia stia crollando (sta volta nel vero senso della parola) ma nessuno ne parli? C’è ancora qualcuno che fa informazione e non gossip da sala d’aspetto? Ma c’è qualcuno a cui interessa veramente stare meglio? A me si…

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